Balneatori tra rabbia e paura: «Così perdiamo posti di lavoro»

Dal 2024 le concessioni saranno assegnate solo con gare pubbliche, i sindacati pronti a fare ricorso: «Le spiagge della costa teramana appetibili per le multinazionali, cancellati anni di investimenti»
TERAMO. Preoccupazione, allarme e rabbia tra i balneatori della costa teramana dopo la recente sentenza dal Consiglio di Stato per cui dal 2024 le concessioni dovranno infatti essere affidate solo tramite procedure pubbliche di gara. Dopo decenni non potranno più essere rinnovate automaticamente. A beneficio della categoria, per ammortizzare l’impatto, il Consiglio di Stato ha concesso il rinnovo delle attuali concessioni fino al 31 dicembre del 2023. Ma questo non placa la rabbia.
Dice Gianluca Grimi presidente regionale di Confesercenti-Assoturismo Abruzzo: «Stiamo seguendo costantemente la situazione tramite la Federazione italiana balneari e ho già chiesto un incontro con il Governo, che avverrà a breve. La nostra mira è ottenere il miglior risultato possibile nella stesura dei bandi che andranno fatti. Le spiagge italiane, e quindi anche quelle teramane, sono assai appetibili per le grandi multinazionali, soprattutto perché il nostro modello di balneazione rappresenta un’assoluta eccellenza, nonché parte integrante del turismo: di questo, il governo dovrà tenere conto. Solo l’interlocuzione immediata e positiva con il Governo potrà mitigare gli effetti potenzialmente devastanti della sentenza del Consiglio di Stato».
Sulla questione interviene anche Domizio Scilli, presidente provinciale del Sib (Sindacato italiano balneari), non celando alcune perplessità. «Una sentenza di cinquanta pagine che, a caldo, ha provocato uno scossone nel mondo balneare», commenta Scilli, « dal nostro canto, siamo disposti a tutto pur di tutelare gli imprenditori e, se necessario, faremo ricorso alla Corte di Cassazione. Qualora non bastasse, ci appelleremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato che la proroga delle concessioni fino al 2033 era illegittima, perché in contrasto con il diritto europeo: e tutti i concessionari che avevano già in tasca l’estensione e hanno quindi investito? Per cui mi chiedo: dato che si tratta di un contratto firmato e registrato, è revocabile? Sarebbe opportuno che tutte le categorie interessate, facessero quadrato».
Il segretario del CoBa (consorzio di imprese balneari) Gabriele Albani, anch’egli preoccupato per le eventuali ripercussioni sugli imprenditori del settore, si dice «pronto al peggio». Queste le sue parole: «Come CoBa non siamo d’accordo con la sentenza ma, di conseguenza, è inutile continuare a nascondere la polvere sotto al tappeto. Dobbiamo prepararci al peggio, ovvero all’eventualità di dover partecipare alle gare. Credo poco al discorso sulle multinazionali, mi sembra utilizzato come spauracchio. Spero comunque in una risoluzione a favore di balneatori, affinché possano mantenere le loro concessioni e continuare a garantire posti di lavoro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

