Banca di Teramo, è possibile un’aggregazione con Bcc Roma

L’istituto da solo non riuscirebbe a far fronte alla zavorra da 40 milioni dei crediti deteriorati Trattative ferme in attesa che Renzi riformi il credito cooperativo, l’alternativa è un aiuto dall’Iccrea
TERAMO. Sono settimane decisive per il futuro della Banca di Teramo di credito cooperativo: l'istituto fondato a metà degli anni Novanta da Antonio Tancredi, che compirà vent’anni nel 2016, si porta dietro un carico di crediti in sofferenza pari a circa 40 milioni, legati a una gestione non proprio attenta andata avanti fino al 2012, quando il management fu azzerato e alla direzione generale arrivò l’ex dirigente di Banca Tercas Fernando De Flaviis.
Da allora la Bcc con sede in viale Crucioli riesce a chiudere gestioni in equilibrio, che consentono anche di accantonare circa due e milioni e mezzo di euro all'anno, per far fronte alla zavorra del passato. Ma i tempi per gli istituti di credito sono grami e il consiglio di amministrazione ha già deliberato, prudenzialmente, di valutare l'ipotesi di un'aggregazione, ipotesi che già può contare sul concreto interessamento della maggiore banca di credito cooperativo italiana, la Bcc di Roma.
Ci sono già stati incontri con il management della capitale, guidato dall'abruzzese Francesco Liberati, ma tutto è fermo in attesa di una scadenza molto importante: il governo Renzi ha annunciato che a giorni, forse addirittura entro l'anno, verrà approvata la legge di riforma delle Bcc e tutto il sistema è in attesa di capire se ci saranno misure che favoriscano le fusioni e, in aggiunta, che consentano di smaltire con qualche agevolazione il carico dei crediti difficili.
L'ipotesi di un'aggregazione con Roma, però, non è vista di buon occhio dalla Federazione delle Bcc abruzzesi, che preferirebbero di gran lunga vedere una Banca di Teramo autonoma e alleggerita dai fantasmi del passato. Ma per praticare questa strada occorre che l'Iccrea, la finanziaria del movimento, si faccia carico di almeno una trentina di milioni di debiti in sofferenza. E' una via percorsa da un'altra Bcc che nei mesi scorsi si trovava in una situazione ben più difficile, la Padovana, che ora dovrebbe essere assorbita dall'onnipresente Bcc di Roma.
Il presidente della banca teramana, Cristiano Artoni, e il numero uno del comitato esecutivo, Carmine Tancredi, presto dovranno presentare al consiglio, e successivamente ai quattromila soci, una soluzione che sia praticabile per salvaguardare clienti, soci e dipendenti: entro gennaio, probabilmente, sapremo quale sarà la strada scelta dalla governance dell’istituto per uscire dalle difficoltà. Quel che è certo, fin d'ora, è che la Banca di Teramo di credito cooperativo non ha piazzato ai clienti obbligazioni subordinate, evitando di coinvolgere la clientela in operazioni disinvolte di rafforzamento del patrimonio.
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