Bancarotta, assolti Di Bernardo e altri 5

I presunti complici dell’imprenditore (tra cui un ex carabiniere) condannati a tre anni per distruzione di libri contabili
TERAMO. In sei, tra amministratori di diritto e di fatto, erano accusati di bancarotta fraudolenta patrimoniale distrattiva: da questa accusa sono stati tutti assolti perchè il fatto non sussiste. La sentenza emessa dal collegio presieduta da Giovanni Spinosa chiude, almeno in primo grado, la vicenda iniziata nel 2009 con un’inchiesta della guardia di finanza su un presunto giro di false fatturazioni che all’epoca portò all’arresto dell’imprenditore teramano Bruno Di Bernardo. Di Bernardo, assistito dall’avvocato Fabrizio Acronzio, è stato assolto dai reati di bancarotta perchè il fatto non sussiste e dall’accusa di aver sottratto o distrutto libri e scritture contabili per non aver commesso il fatto. Reato, quest’ultimo, per cui invece sono stati condannati a tre anni gli altri imputati Marco Cipolletti, 45enne di Montorio, Alfredo Dell’Aquila, 44enne teramano, Antonio Zacchei, 61enne teramano, Marco Paolo Di Anastasio, 56enne teramano (questi ultimi due coinvolti anche nell’inchiesta sul crac Curti-Di Pietro), e Angelo Pisciella, ex carabiniere 62enne di Martinsicuro.
Di Bernardo era finito sotto accusa nella sua veste di amministratore di fatto della società Vincent Group, società di attività alberghiera dichiarata fallita nel 2011. Per lui il pm Greta Aloisi aveva chiesto una condanna a 5 anni e 6 mesi, mentre per gli altri a 3 anni e 6 mesi. Per conoscere il perchè della sentenza emessa dal collegio presieduto da Giovanni Spinosa (a latere Sergio Umbriano e Lorenzo Prudenzano) bisognerà aspettare le motivazioni, ma appare evidente che l’impianto accusatorio della procura, almeno per quanto riguardo il reato di bancarotta, non ha retto. La pubblica accusa aveva contestato ai sei imputati vari episodi in cui avrebbero messo in atto delle operazioni per distrarre risorse finanziarie della società.
La prima tranche processuale scaturita dall’inchiesta del 2009, quella per i reati di natura fiscale, nel 2013 aveva portato alla condanna in primo grado di Di Bernardo, nella sua veste di amministratore di fatto di una società coinvolta, a 2 anni e 4 mesi per quattro capi d’accusa e all’assoluzione per non aver commesso il fatto di dieci capi d’imputazione contestati. Nel processo del 2013 erano state contestate violazioni delle leggi finanziarie commesse, per l’accusa, tra il 2004 e il 2007. Secondo investigatori e inquirenti, attraverso un giro di compravendite immobiliari, sarebbero state evase somme per circa trenta milioni di euro. L’indagine della Finanza era nata da alcune fatture sospette trovate in una società perquisita nell’ambito di un’altra inchiesta che all’epoca aveva portato anche al sequestro di numerosi immobili. Gli investigatori erano così arrivati ad una società teramana che aveva emesso svariate fatture per operazioni commerciali risultate fittizie. L’inchiesta si era poi allargata ad altre società che pur risultando avere sede legale in altre regioni, di fatto operavano nel Teramano.(d.p.)
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