Bancarotta Di Mario Scatta il sequestro per 165 immobili

2 Marzo 2017

Sigilli nel Teramano e in altre città italiane. La vicenda è strettamente intrecciata al crac della Banca Tercas

TERAMO. Il nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza ha sequestrato 165 immobili in tutta Italia – di cui alcuni anche nel Teramano – riconducibili a 25 persone già tutte rinviate a giudizio per la bancarotta del gruppo societario dell'imprenditore edile Raffaele Di Mario. È la vicenda del crac della Dimafin, la holding di Di Mario, vicenda strettamente intrecciata con il crac della Banca Tercas, verso la quale Di Mario era fortemente esposto. Il costruttore, che nel 2004 comprò per 34 milioni Palazzo Sturzo all'Eur, storica sede della Democrazia cristiana, venne arrestato nell'aprile del 2011 per un crac di 52 milioni di euro, relativo ad una sola società della holding dal quale si generò un vorticoso effetto domino sulle restanti 10 società, tutte dichiarate fallite dal tribunale di Roma, pochi giorni dopo l'arresto.

Stando ai risultati delle indagini, tre banche (la Tercas, l’Unicredit e Banca Italease) con la complicità degli esponenti del gruppo imprenditoriale, avrebbero sottratto illecitamente risorse destinate al pagamento dell'Iva per soddisfare crediti altrimenti difficilmente recuperabili. Il meccanismo escogitato era basato sulla previsione che il gruppo sull'orlo del fallimento avrebbe conferito l'attivo (consistente in immobili e beni) in un fondo immobiliare di una società di gestione, per continuare a ricevere finanziamenti dalle banche, che in questo caso li avrebbero concessi in favore della nuova società e non più al Gruppo noto ormai come “cattivo debitore”. Ma l'Iva dovuta dalla società di gestione, per oltre 31,6 milioni, invece di arrivare nelle casse dell'Erario, sarebbe stata dirottata verso le banche, perfettamente consapevoli dello stato in cui versava il gruppo, che così hanno ripianato le esposizioni debitorie della Dimafin. Alla luce di questo quadro investigativo, il gup del tribunale di Roma ha emesso il sequestro conservativo dei beni rientranti nella disponibilità degli imputati, a vario titolo ritenuti responsabili del dissesto finanziario fino alla concorrenza del danno patrimoniale, pari ad oltre 322 milioni, a fronte dell'ammontare del passivo fallimentare complessivamente quantificato in oltre 250 milioni. I sequestri di ville, appartamenti e locali commerciali sono scattati nelle province di Roma, Milano, Torino, Venezia, Verona, Isernia, Imperia, Livorno, Lucca, Perugia, Teramo, Reggio Emilia, Lecco, Modena, Rimini, Parma, Pescara, Massa Carrara, Lodi, Novara, Savona, Aosta e Pavia.

Le persone rinviate a giudizio nel gennaio scorso sono in tuto 33. Fra queste, oltre a Di Mario, l’ex direttore generale della Tercas Antonio Di Matteo, alcuni componenti del cda della banca nel periodo che va dal 2008 al 2011, dirigenti delle altre banche coinvolte nel crac. La richiesta di rinvio a giudizo riguarda anche l’ex presidente della Tercas Lino Nisii, ma la sua posizione è stata stralciata e verrà esaminata dal gup di Roma a settembre. (red.te)

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