Bancomat esplosi, i due basisti dal giudice

29 Luglio 2018

Il pm ha chiesto un incidente probatorio per sentire padre e figlio ora ai domiciliari

TERAMO. E’ con un incidente probatorio chiesto dal pm Davide Rosati che l’inchiesta che ha portato a dieci arresti per i bancomat esplosi fissa un altro punto nelle indagini preliminari. L’incidente probatorio, infatti, dovrà cristallizzare le dichiarazioni di padre e figlio (da giugno ai domiciliari) fermati con l’accusa di essere i basisti della banda .
Si tratta di Pietro e Michele Intenza, rispettivamente di 42 e 21 anni, originari di Foggia ma da tempo residenti a Tortoreto (entrambi assistiti dall’avvocato Libera D’Amelio). Secondo l’accusa della Procura i due, che hanno rapporti di parentela con un componente della banda, in alcune occasioni avrebbero ospitati i banditi in trasferta. Banditi che, secondo gli investigatori, sono professionisti del crimine accusati di aver fatto esplodere bancomat nel Teramano, nell’Ascolano e in Toscana. Sono di Cerignola con i due foggiani residenti a Tortoreto. L’accusa, per tutti, è quella di associazione a delinquere finalizzata ai furti, detenzione di materiale esplodente e danneggiamento. A capo dell’associazione l’accusa mette Massimo Furio, 38enne foggiano, che, ricostruiscono i militari, organizzava e promuoveva i colpi procurando mezzi di trasporto, telefoni cellulari e schede telefoniche spesso attivate proprio a ridosso dei colpi visto che l’uomo gestiva un negozio di telefonia. (d.p.)
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