Banda dei bancomat I basisti raccontano le notti dei colpi

5 Ottobre 2018

In aula padre e figlio accusati di avere aiutato i banditi Per i dieci arrestati si va verso il giudizio immediato

TERAMO. Il gruppo d’azione viaggiava di notte su auto di grossa cilindrata prese a noleggio. Macchine pulite perchè la banda dei bancomat trasportava esplosivi e quindi non ci doveva essere nessun contrattempo. E’ una cronaca dettagliata quella che si srotola nell’aula di tribunale in cui padre e figlio, i basisti locali, raccontano appostamenti, sopralluoghi e “prove generali”.
Si tratta di Pietro e Michele Intenza, rispettivamente di 42 e 21 anni, originari di Foggia ma da tempo residenti a Tortoreto (entrambi assistiti dall’avvocato Libera D’Amelio), che ripetono quanto già detto subito dopo l’arresto al pm Davide Rosati. Questa volta lo fanno davanti al gip Roberto Veneziano, nell’ambito di un incidente probatorio chiesto ed ottenuto dal pm proprio per cristallizzare tutte le accuse. E lo fanno davanti a quasi tutta la banda: complessivamente dieci persone, tutte di Foggia, oggi ai domiciliari.
Secondo la Procura i due, che hanno rapporti di parentela con un componente della banda, in alcune occasioni avrebbero ospitato i banditi in trasferta. Banditi che, secondo gli investigatori, sono professionisti del crimine accusati di aver fatto esplodere bancomat nel Teramano, nell’Ascolano e in Toscana. Sono tutti di Cerignola, grosso centro in provincia di Foggia.
L’accusa, per tutti, è quella di associazione a delinquere finalizzata ai furti, detenzione di materiale esplodente e danneggiamento. A capo dell’associazione la Procura mette Massimo Furio, 38enne che, ricostruiscono i militari, organizzava e promuoveva i colpi procurando mezzi di trasporto, telefoni cellulari e schede telefoniche spesso attivate proprio a ridosso dei colpi visto che l’uomo gestiva un negozio di telefonia. E’ un’associazione, quella tratteggiata nelle quattrocento pagine di ordinanza firmata all’epoca da Veneziano su richiesta del pm Rosati, che pur non appartenente a nessuna organizzazione criminale, ha un modus operandi da malavita organizzata: non solo nelle gerarchie, ma anche nel sostenere le spese legali di chi viene arrestato e quelle di sopravvivenza dei familiari con una parte dei ricavi dai colpi. Tutti avevano un proprio ruolo: dagli esecutori materiali, alle vedette fino alle staffette. E’ ipotizzabile che, dopo l’incidente probatorio di ieri, il pm faccia richiesta di un giudizio immediato per tutti.
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