Bandini, il processo verso la prescrizione

3 Febbraio 2020

C’è il rischio che non vengano mai accertate le responsabilità della morte del pilota-eroe teramano 

TERAMO. I tempi della giustizia non sono mai quelli della vita reale. Dopo 15 anni di inchieste, perizie, istanze, due richieste di archiviazione e altrettante riaperture di indagini, il processo in corso a Lucca per la morte del pilota teramano Stefano Bandini rischia di finire con un nulla di fatto visto che i reati contestati ai quattro imputati (tutti tecnici tutti accusati di omissioni a vario titolo che determinarono il disastro aereo ) si prescriveranno il 18 marzo. Fino a quella data sono in programma altre tre udienze, dopo quella di venerdì scorso, le ultime della fase dibattimentale del processo. Ma è evidente che se anche questa corsa contro il tempo dovesse concludersi prima del 18 marzo, la prescrizione arriverà in secondo grado.
In questi anni la tenacia di familiari e avvocati ha sorretto la battaglia per chiedere giustizia per Bandini, il pilota teramano che nel 2005 era a bordo del Canadair della Protezione civile precipitato dopo aver urtato i fili dell'alta tensione mentre spegneva un incendio a Forte dei Marmi. Perché Bandini, giovane papà con la passione del volo, insignito della medaglia d'oro al valor civile alla memoria, quel 18 marzo del 2005 quando si rese conto di quello che stava succedendo evitò la strage: l'aereo su cui si trovava con l'altro pilota Claudio Rossetti (40enne di Siena) non precipitò su case e ospedale ma nel piazzale di un cantiere edile. La Procura di Lucca sostiene che l'aereo antincendio non doveva volare in condizioni di scarsa visibilità, senza collegamento radio a terra e che i piloti non fossero stati avvisati della presenza di cavi dell'alta tensione. I familiari di Bandini (il padre e il fratello)sono rappresentati nel processo dagli avvocati teramani Gianluca Pomante e Michele Artese. (d.p.)
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