Bar e ristoranti riaprono tra paure e incertezze

27 Aprile 2021

Gli operatori teramani: «Sicuramente siamo contenti, ma ancora molto cauti Norme poco chiare e con i tavoli solo all’aperto: siamo vincolati al meteo» 

TERAMO. Con l'ingresso in zona gialla ieri a Teramo si è riassaporata un po' di normalità: in tanti, soprattutto al mattino, hanno approfittato degli spazi all'esterno allestiti dai locali per una comoda colazione o un aperitivo, ed anche i ristoranti hanno riaccolto i primi clienti per una pausa pranzo all'aperto.
Ma per baristi e ristoratori parlare di ripartenza vera e propria è esagerato. Sono contenti ma cauti. Fiduciosi ma polemici con i paletti rigidi che si trovano a dover rispettare. Alcuni dei quali, come il coprifuoco alle 22 e l'esclusiva possibilità di allestire tavoli all'aperto, ritenuti inutili se non addirittura dannosi. «Sono emozionato, come se fosse il primo giorno di scuola», spiega Francesco Di Gregorio, titolare del Caffè D'Avignon in corso De Michetti, che non nasconde però le sue preoccupazioni legate all'interpretazione di alcune norme: «Ci sono passaggi normativi poco chiari sui quali ci stiamo confrontando con l'amministrazione per evitare di fare errori che ci costerebbero cari. Inoltre c'è un po' di preoccupazione su come gestire la clientela ed evitare assembramenti soprattutto il sabato, quando con il mercato c'è grande movimento in città. Speriamo che tutto vada bene perché un'attività non può vivere solo con l'asporto». Maggiori perplessità dalle parole dei ristoratori. Fabio Petrella, titolare del pub Monkeys di piazza Cellini, vede la riapertura come «uno spiraglio di luce» ma spera che non si tratti di una falsa ripartenza. «Il pub lavora solo di sera:», dice, «anticipiamo l'apertura di un'ora ma è chiaro che il coprifuoco alle 22 è un grosso disagio. Un limite che, insieme al servizio solo all'aperto, non ci può rendere felici. Di certo questa ripartenza non è una panacea».
Critico anche Marcello Di Teodoro, titolare del ristorante pizzeria La Stazione di via Randi: «Chi fa le leggi non fa questo lavoro e non ascolta chi fa questo lavoro: le regole per le riaperture ci lasciano in balia di troppe incertezze. Un locale allestisce i tavoli, fa la spesa, convoca il personale e se all'improvviso piove salta tutto. Oggi (ieri per chi legge (ndr)) eravamo pronti ma a mezzogiorno ha iniziato a piovere: è stato il panico. È durato poco, ma è chiaro che non è un modo normale di lavorare. Per non parlare di chi non ha un'area all'aperto: sono tanti i colleghi penalizzati. Io sono contento di ripartire, ma servono regole equilibrate e di buon senso».
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