Baroni: non cesserò l’attività

Roseto, l’imprenditore sostiene che il suo cantiere nautico si può ancora salvare
ROSETO. «Non ho alcuna intenzione di cessare l’attività perché ho ancora commesse da evadere». Non ci sta Giovanni Baroni – titolare del cantiere navale requisito dal Comune di Roseto per far posto ai lavori per la messa in sicurezza dell’argine fluviale – che a scrivere la parola fine sulla sua quarantennale attività imprenditoriale non sia il mercato, bensì la burocrazia. «Il nostro cantiere è stato sempre protagonista», scrive infatti Baroni, «realizzando imbarcazioni sempre all’avanguardia tanto da aver fornito 13 barche alla guardia di finanza e quattro alla Capitaneria di porto albanese. Inoltre siamo fieri di essere stati gli unici a portare a Roseto un campionato europeo e uno italiano offshore nel 1972, quando eravamo appena nati». Una storia gloriosa che sta per essere interrotta definitivamente dal provvedimento giuridico che ha consentito al Comune di prendere possesso del cantiere – anche se Baroni è rimasto custode di alcune attrezzature che si trovano all’interno dei capannoni – prima che entrino in azione le ruspe per demolirlo, lasciando lo spazio necessario per consentire i lavori di messa in sicurezza degli argini del fiume Vomano.
«La nostra fine non si realizzerà con la rottura di un lucchetto o con false promesse», si legge nella nota dell’imprenditore nautico, «anche perché nello stesso contesto di pericolosità ci sono: le ditte Crisante e D’Eugenio, il circolo nautico Vallonchini, la flotta di barche dei marinai e due campeggi». Una variante al progetto dell’argine per Baroni «porterà tranquillità a tutti gli operatori che saranno ben propensi a reinvestire sul lavoro, a riassumere e non a licenziare mano d’opera. La cifra risparmiata potrà essere utilizzata per la bonifica del terreno a nord del nostro capannone, su cui giace sepolta una vecchia fornace oltre a detriti della più svariata natura, comprese lastre di amianto». (f.ce.)
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