Bartolini: «Ora basta, il Comune deve aprire un ufficio sisma»

27 Novembre 2014

TERAMO. E' un cane che si morde la coda l’attribuzione delle responsabilità sullo stallo delle pratiche del terremoto. Se il Pd chiama in causa la giunta Brucchi, accusata di non aver speso i...

TERAMO. E' un cane che si morde la coda l’attribuzione delle responsabilità sullo stallo delle pratiche del terremoto. Se il Pd chiama in causa la giunta Brucchi, accusata di non aver speso i finanziamenti che avrebbero dato ossigeno ai proprietari degli immobili lesionati e alle imprese chiamate a eseguire i lavori, il sindaco Brucchi chiama in causa il Comune di Montorio. Il primo cittadino ha spiegato infatti che Montorio, indicato come punto di referenza delle pratiche per i Comuni fuori cratere poiché indicato come sede dell’Ufficio territoriale per la ricostruzione, non ha ancora provveduto a nominare i tecnici che dovranno valutare e smaltire le pratiche.

Tuttavia il consigliere del Pd Flavio Bartolini non ci sta, torna a “inchiodare” l’amministrazione alle sue responsabilità e fa dei distinguo. «Intanto a Montorio vanno solo le pratiche di importi superiori ai 10mila euro», spiega il consigliere di minoranza. «Le pratiche colpevolmente inevase sotto questa cifra (quelle di tipo A), restano di competenza del capoluogo. E' quindi necessario istituire un ufficio sisma a Teramo», prosegue Bartolini, «che in cinque anni l’amministrazione non ha mai realizzato».

E’ grave inoltre, secondo l’esponente dell’opposizione, che il Comune non abbia effettuato un monitoraggio delle pratiche e non abbia inviato i dati all' ufficio centrale della ricostruzione di Fossa. Questo avrebbe comportato, sempre secondo Bartolini, che il Comune di Teramo sia stato tagliato fuori da una successiva ripartizione di fondi.

Teramo si è aggiudicata infatti solo 100mila euro su 15 milioni da ripartire tra i vari Comuni. Il motivo, per Bartolini, va ricercato anche nelle inadempienze sull’utilizzo dei fondi precedentemente stanziati: su 4 milioni di euro, risulterebbero ancora inutilizzati 3 milioni e 800mila. Per il consigliere occorre infine intervenire per preparare un disciplinare delle priorità in modo da evadere inizialmente le pratiche di coloro che hanno esigenze abitative, piuttosto che le seconde case, ma anche dedicare un pool di tecnici – di cui il Comune già dispone – per dare prime risposte ai cittadini rimasti al palo da anni. (m.d.t.)

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