Basta morti sul lavoro, l’appello: «Servono controlli e formazione»

Nei primi sette mesi di quest’anno sette vittime in provincia, in calo il numero degli infortuni L’associazione che tutela mutilati e invalidi: «Una strage che non si ferma, più attenzione da tutti»
SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA. La cronaca racconta che ogni giorno ci sono un figlio, un marito, un padre, un fratello che non torneranno a casa dopo il lavoro. Perché nonostante i progressi normativi e scientifici, la sicurezza sul lavoro resta una vasta zona d’ombra dentro cui continuano a prevalere noncuranza, abitudini e fretta, continue violazioni delle regole che l’ordinamento ha fissato a tutela dei lavoratori.
E i numeri, impietosi, sono lì dimostrarlo nel giorno in cui si celebra la 73esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro e a Sant’Egidio alla Vibrata l’Anmil, l’associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro, ricorda morti ed elenca numeri. Che sono quelli di una strage: a Teramo nei primi sette mesi dell’anno i morti sul lavoro sono passati dai due del 2022 ai sette del 2023 di cui tre durante il tragitto per raggiungere l’impiego e quattro durante le operazioni di lavoro. In calo gli infortuni che, sempre nello stesso periodo preso in esame, sono passati dai 3.057 del 2022 ai 1.920 del 2023. In un Abruzzo in cui dall’inizio dell’anno le vittime sul lavoro sono state 28. Una tragedia, quella che emerge dai dati Inail, che continua nell’impotenza della politica, dei sindacati e degli stessi lavoratori.«La vigilanza deve essere molto alta e vanno moltiplicati gli sforzi perché gli ambienti di lavoro devono essere sempre più sicuri perché nessun lavoro vale una vita», ha detto il presidente regionale dell’Anmil Nicola Marcozzi, «in un quadro dai numeri allarmanti diventati ormai non più tollerabili, appare evidente come il tema della sicurezza sul lavoro vada affrontato nell’immediato, iniziando con l’assicurare maggiori controlli ispettivi perché ognuno venga chiamato a fare la sua parte». E per l’avvocato Manola Di Pasquale, che rappresenta l’Anmil dal punto di vista legale, «è diventato urgente che lo Stato assicuri un suo impegno forte e concreto per un ambiente di lavoro in cui il fattore sicurezza sia prioritario. E lo sia nei fatti e non solo a parole. Un ruolo essenziale va affidato a un incremento sostanziale del numero degli ispettori impegnati a monitorare e a garantire il rispetto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. Così come è essenziale che lo facciano individuando, e segnalando, nell’immediato ogni possibile violazione». Con l’attenzione puntata soprattutto alla formazione: «Non bastano i controlli regolari né l’applicazione di sanzioni significative per le aziende dove si registrino trasgressioni in materia di sicurezza», ha aggiunto Di Pasquale, «è oggi un elemento fondamentale la qualità di una formazione più attenta e precisa dei datori di lavori e degli stessi lavoratori perché possano disporre delle competenze e della consapevolezza necessarie per adottare, nella quotidianità lavorative, le migliore pratiche in quanto a sicurezza». E in un scenario sempre più drammatico continuano ad essere da monito le parole del presidente delle Repubblica Sergio Mattarella che ieri, proprio in occasione della giornata nazionale per le vittime sugli incidenti del lavoro, ha detto: « Morire in fabbrica, nei campi, in qualsiasi luogo di lavoro è uno scandalo inaccettabile per un Paese civile, un fardello insopportabile per le nostre coscienze, soprattutto quando dietro agli incidenti si scopre la mancata o la non corretta applicazione di norme e procedure. La sicurezza non è un costo, né tantomeno un lusso: ma un dovere cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona. Occorre un impegno corale di istituzioni, aziende, sindacati, lavoratori, luoghi di formazione affinché si diffonda ovunque una vera cultura della prevenzione».
(ha collaborato
Domenico Laurenzi)
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