Battaglia alla Corte Europea per le antenne

La denuncia di alcuni residenti di una palazzina di viale Bovio: «Vittime dei campi elettromagnetici»
TERAMO. Sono le parole di chi si definisce «una vittima non consenziente» a raccontare un caso destinato a finire alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. Quello dei residenti di una palazzina di viale Bovio che da anni chiedono di accertare la presenza di campi elettromagnetici nello stabile in cui vivono che si trova tra le antenne delle vicine sedi dell’Enel e della questura. A farsi portavoce della protesta è Giovanni Foschi, biologo, che nell’attesa di sapere cosa ci sia ha deciso di fare il più possibile per salvaguardare la salute dei figli piccoli comprando dei teli schermati da sistemare sulle culle e pagando di tasca propria uno strumento per rilevare la presenza di eventuali situazioni particolari. «Come sempre succede», dice, «è il cittadino che deve farsi carico di accertare la verità. Noi lo abbiamo chiesto a cominciare dal 2011 ma fino ad oggi non la conosciamo ancora». Le 22 famiglie della palazzina hanno presentato un esposto alla procura, ma dopo alcuni accertamenti delegati agli organi tecnici della polizia postale il pm Bruno Auriemma ha chiesto l’archiviazione. Archiviazione a cui i cittadini si sono opposti ma che è arrivata a fine 2013. «Gli elementi acquisiti risultano insufficienti», si legge nell’ordinanza di archiviazione del gip Domenico Canosa, «contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio». I residenti, assistiti dall’avvocato Giannicola Scarciolla, hanno contestato gli strumenti di misurazione usati dall’Arta e soprattutto il fatto che gli accertamenti siano stati fatti in orari diurni e non notturni, che sono quelli in cui maggiormente si verificano i disturbi di salute che vanno dall’insonnia alla tachicardia. «La nostra Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo», continua Foschi, «ma nella realtà di tutti i giorni questo non avviene mai. Purtroppo la scarsa competenza su un argomento che riveste, solo apparentemente, un ruolo secondario nell’interesse generale attuale rischia di avere negli anni a venire un impatto devastante sulla popolazione anche perchè l’approccio degli organi competenti a nostra tutela non è assolutamente non commisurato alla potenziale gravità del problema. I numerosi studi effettuati lasciano l’argomento dei capi elettromagnetici in un alone di incertezza scientifica, evidenziando una possibile pericolosa associazione con gravi patologie ma soprattutto tra leucemia infantile, tumori ed esposizioni residenziali».
Nell’esposto i residenti avevano allegato anche la relazione di un loro consulente. «Perchè il giudice non ha nominato un proprio consulente prima di archiviare?»si chiede Foschi, «noi vogliamo solo sapere quello che succede nell’area in cui si trovano le nostre abitazioni, in cui vivono i nostri figli. Fino ad oggi nessuno è stato in grado di dirlo. Ma la nostra battaglia va avanti. Ora siamo pronti a ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo».(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

