Bcc, quasi duemila soci sono decaduti

21 Luglio 2016

Sono in maggioranza ex Banca di Teramo che non hanno aperto un conto corrente con l’istituto di Castiglione e Pianella

TERAMO. Si sono visti revocare la qualifica di socio dalla ex Banca di Teramo di credito cooperativo, ora acquisita dalla Bcc di Castiglione Messer Raimondo e Pianella, per non avere un conto corrente attivo nell’istituto di credito. È quanto successo a ben 1826 soci dell’sistituto teramano. Uno in particolare, si è chiesto se la cosa fosse regolare e corretta scrivendo alla banca e contattando la stampa, ipotizzando la possibilità di restare socio senza essere correntista. Una possibilità che però non è contemplata nel mondo del credito cooperativo come spiega il presidente della Bcc di Castiglione e Pianella Alfredo Savini. «Da statuto la Bcc», ha precisato Savini, «chiede ai soci la partecipazione attiva alla vita della Banca, l’avere un conto corrente o operare in maniera significativa con essa è la condizione naturale e necessaria senza la quale non si può essere soci».

La qualifica di socio, da statuto, viene revocata per più ragioni: tra queste il costringere la banca ad attivare procedure legali per il mancato rispetto delle obbligazioni sociali, ad esempio per un prestito o un mutuo non rimborsato, ma anche il non risiedere nel territorio in cui opera la banca, o, prl’appunto, non avere un conto corrente. «Queste situazioni pendenti», fa sapere ancora Savini, «erano già note alla Banca di Teramo prima dell’acquisizione, l’istituto stesso avrebbe dovuto revocare la qualifica come prevede il sistema delle banche di credito cooperativo, ma è stato impossibilitato a farlo per via della situazione debitoria nella quale versava, che non dava la possibilità di rimborsare ai soci stessi la quota versata».

Dopo al fusione, la Bcc di Castiglione e Pianella ha analizzato le varie situazioni e ha fatto partire quindi le comunicazioni verso tutti i soci in analoga situazione, ai quali verrà restituito il 40% delle quote di partecipazione, come stabilito negli accordi di fusione. «La decurtazione della quota societaria», ricorda Savini, «è stato un sacrificio necessario al salvataggio della Banca di Teramo ha partecipato anche la Federazione delle Bcc dell’Abruzzo e Molise, con un versamento di 3 milioni che ha contribuito ad attutire la minusvalenza che si è creata nell’ultimo bilancio della banca teramana. La fusione ha comportato sacrifici da parte dei 51 dipendenti della Bcc teramana, con una decurtazione degli stipendi per tre anni che ha però scongiurato gli esuberi, oltre ai sacrifici dei soci con la riduzione della quota sociale».

I soci della ex Banca di Teramo sono 4075, ma solo 1332 resteranno tali. 463 di loro, infatti, sono in sofferenza, altri 454, per lo più di Ascoli Piceno, hanno chiesto di uscire, mentre 1826 sono fuori zona o senza rapporti da tempo con la banca, ed è a questi che è arrivata la comunicazione della perdita della qualifica di socio. «A loro verrà restituito il 40% delle quote», precisa Savini, « il che è positivo perché grazie al salvataggio che abbiamo fatto non hanno perso tutto come accade in analoghe situazioni, abbiamo avuto dalla Banca d'Italia la possibilità di restituire le quote entro dicembre 2016, in soli 6 mesi, e non nei tempi classici di un anno, proprio per venire incontro alle esigenze degli interessati di recuperare risorse. Ovviamente quanti vorranno potranno fare richiesta per tornare a essere socio in qualunque momento, ma rispettandone le condizioni, tra queste l’operare con l’istituto di credito». La Bcc di Castiglione e Pianella con la fusione resta una banca solida e si distingue sia per la raccolta diretta, superiore a 640 milioni, che per gli impieghi pari a 520 milioni. Una realtà che può contare su una rete di 22 sportelli, in un territorio che si estende in 2 regioni e abbraccia 62 comuni. Un territorio di 692mila abitanti pari al più del 50% dell’intera regione Abruzzo.

Evelina Frisa

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