Beccaccia, i cacciatori a Pepe: dimettiti

La Regione nega la proroga per cacciare la specie a otto Atc su 11, le associazioni venatorie si ribellano
TERAMO. Sulla restrizione del periodo di caccia della beccaccia insorgono le associazioni venatorie, che oltre a procedere con una diffida formale nei confronti dell’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe e dei suoi dirigenti, ne chiedono le dimissioni. A scatenare l’indignazione dei cacciatori è stata la decisione di non prorogare la caccia alla beccaccia oltre il 10 gennaio. Una restrizione che riguarda otto ambiti territoriali di caccia (Atc) su 11 di tutto l’Abruzzo e che secondo i cacciatori è frutto di pastrocchi nell’istruttoria ma anche di una logica di “figli e figliastri” che porterebbe i funzionari a premiare alcuni ambiti piuttosto che altri.
Le associazioni venatorie, ribadito che l’Unione europea non considera la beccaccia una specie a rischio, hanno stigmatizzato in primis le scadenze che la Regione ha posto per la presentazione dei documenti finalizzati al rilascio della proroga. «I documenti sul censimento dei territori», ha detto Franco Porrini dell’Atc Vomano, «sono stati presentati oltre sette mesi fa, ma sono rimasti sepolti nei cassetti dei funzionari che il 5 gennaio, con la Befana di mezzo, ci hanno chiesto di produrre tutto entro il 7 gennaio. Tre giorni dopo scadeva il periodo autorizzato per la caccia. Una volta inviate nuovamente tutte le relazioni, ci è stato contestato prima che non avevamo raggiunto la soglia del 10% del territorio censito, poi una volta chiarito che eravamo nei parametri di legge, ci è stato chiesto di integrare i documenti con la cartografia, che ci è stata respinta. Eppure», ha detto Porrini, «la cartografia, per la cui redazione paghiamo tecnici faunistici come ci viene imposto da una delibera di giunta regionale, era stata già presentata mesi prima ed era la stessa che nei tre anni precedenti è stata accettata».
I cacciatori, dietro quella che chiamano “istruttoria a puntate”, vedono un preciso tentativo di ostacolare l’attività dei cacciatori aderenti agli 8 ambiti e che insieme contano oltre 20mila cacciatori. «E’ evidente che diamo fastidio a qualcuno», spiega Ermano Morelli di Federcaccia, «ci si nasconde dietro la specie a rischio ma è un bluff. Questo è un tipo di caccia altamente specialistica e i cacciatori sono ben attenti a mettere in campo forme di controllo salvaguardando i periodi di riproduzione o applicando radiocollari per studiare i flussi migratori dell’uccello. Il problema è che dietro a questi provvedimenti c'è un giro di soldi da tutelare». L’accusa formulata da Morelli contro i funzionari della Regione è gravissima: «Molti di loro fanno da relatori ai corsi di formazione a pagamento espletati da quegli ambiti di caccia che hanno ottenuto la proroga. I nostri corsi sono gratuiti. E' singolare la coincidenza che siamo proprio gli 8 ambiti a cui è stata negata la proroga».
Marianna De Troia
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