Betafence, salta l’accordo sui contratti di solidarietà

Tortoreto, i sindacati li vogliono per un anno ma l’azienda li concede per sei mesi L’assessore regionale Quaresimale sospende gli incontri e bacchetta entrambi
TORTORETO. Salta il tentativo di accordo tra la Betafence e i sindacati sul contratto di solidarietà: restano a rischio un centinaio dei 155 lavoratori dello stabilimento tortoretano della multinazionale delle recinzioni.
Alla riunione di ieri mattina del tavolo di crisi regionale si attendeva un responso del gruppo Praesidiad che controlla Betafence sulla richiesta avanzata nei giorni scorsi dalle sigle sindacali: quella di rinviare di un anno la ristrutturazione dell’azienda prevista dal piano industriale, che prevedrebbe due terzi dei dipendenti in esubero, e nel frattempo garantire l’uscita morbida dei lavoratori attraverso contratti di solidarietà. Il responso dell’azienda: contratto di solidarietà per 20 dipendenti a rotazione e solo per sei mesi, dal primo aprile al 30 settembre, poi cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per due anni per tutti i dipendenti, tranne quelli impegnati nelle linee, cioè poco meno di 50.
«Si tratta di un contentino, che abbiamo rifiutato, ribadendo la nostra richiesta di contratto di solidarietà per un anno», dice Marco Boccanera della Fim Cisl, continuando: «Quello dell’azienda è un continuo tira e molla. Ora si torna a parlare della dismissione a ottobre». Commenta invece Natascia Innamorati della Fiom Cgil: «Riunione assolutamente negativa, l’azienda torna indietro sui propri passi. Siamo davanti ad un paradosso: lo stabilimento ha così tanto lavoro che non vengono concesse le ferie e addirittura l’azienda è costretta a chiamare lavoratori interinali. Ma si procede comunque con dislocazioni ed esternalizzazioni».
La Regione Abruzzo bacchetta entrambe le parti e parla espressamente di “tavolo sospeso”. Ma il richiamo sembra soprattutto diretto ai sindacati. «L’azienda verrà convocata separatamente dalla Regione per vedere se esistono margini per trovare un punto di equilibrio in una vertenza già di per sé molto complessa che rischia di complicarsi ulteriormente», scrive l’assessore regionale al lavoro Pietro Quaresimale, «Azienda e sindacati devono capire che in una vertenza occupazionale nessuno può pretendere di vedere completamente accolte le proprie richieste da qualunque parte esse provengano, ma è invece necessario far emergere il senso di responsabilità a tutela del bene comune, e cioè la salvaguardia di posti di lavoro e degli interessi primari dei lavoratori. È chiaro che per la Regione rimane fermo un punto, quello cioè che la vertenza deve andare avanti alla ricerca della migliore situazione per i lavoratori».(l.t.)
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