Bidelle a metà stipendio e mandate lontano da casa

Sit- in davanti alla prefettura del personale addetto alla pulizia delle scuole Dal 1° marzo diventeranno dipendenti statali ma tante saranno part-time
TERAMO. Il 1° marzo si avvicina e quella che avrebbe dovuto essere la fine delle ansie di una vita, cioè la stabilizzazione, si è trasformata in un incubo. Per il personale delle pulizie nelle scuole degli “appalti scolastici”, la cosiddetta internalizzazione si tramuterà in un dimezzamento dello stipendio e probabilmente il trasferimento in una sede più lontana. Perciò quelle che hanno praticamente tutte le qualifica da bidella, ieri mattina hanno protestato civilmente davanti alla prefettura. Per la provincia di Teramo – caso quasi unico in Italia – ci sono più domande rispetto ai posti disponibili, sono 241 a fronte di 176 posti. Quindi solo 89 bidelle saranno full time, il resto avranno l’orario ridotto.
«E’ l’ennesimo danno che ci causa lo Stato», esordisce Cristina Di Pietro, «noi avevamo la qualifica di bidelle, poi lo Stato ha deciso di esternalizzare con gare di appalto al ribasso e ci hanno tolta la qualifica, ma le mansioni sono rimaste le stesse. E ora questa internalizzazione: prenderò metà stipendio e potrò essere mandata anche lontano da Teramo». «Ci succede una cosa terribile», incalza Denise Di Ottavio, «noi che abbiamo lavorato per anni per la Team e che nei mesi estivi venivamo licenziate, abbiamo meno punteggio e quindi siamo penalizzate. Noi chiediamo alla politica di ridarci i finanziamenti tolti». La bidella si riferisce al fatto che il finanziamento di “Scuole belle”, utilizzato per le gare d’appalto, non è stato compreso nei fondi per le internalizzazioni, per cui i posti sono di meno. Roberto Giovagnini lavora come bidello da 30 anni «vissuti sempre nell’incertezza. E ora che ci dicevano che ci avrebbero stabilizzati mi ritrovo che forse divento part-time e chissà dove mi manderanno. Io abito a San Nicolò, se mi mandano ad esempio a Silvi, che stipendio riporto a casa?».
A portare solidarietà ieri in largo San Matteo anche il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura e il consigliere regionale del Pd Dino Pepe. «Non si capisce perchè la provincia di Teramo ha ricevuto un numero di posti minore rispetto alle esigenze. La verità è che a Roma chi fa le leggi lo fa senza cuore e senza cervello», commenta Di Bonaventura.
«Molte lavoratrici finiranno part-time e magari anche lontane 50 chilometri da casa», osserva Natascia Innamorati della Filcams Cgil, «un altro problema enorme sono i contributi per la pensione: saranno meno e aumenta il rischio povertà. Abbiamo peraltro fatto un calcolo, prenderanno in media 500 euro in meno su uno stipendio che già non è alto».
«Si creano disuguaglianze gravi», aggiunge Luca Di Polidoro della Fisascat Cisl, «finora hanno lavorato, anche se con le cooperative, in media 35 ore settimanali. Chiediamo che si trovi una soluzione a livello nazionale. Abbiamo chiesto un incontro alla presidenza del Consiglio. Bisogna recuperare il finanziamento di “Scuole belle” finora escluso». (a.f.)
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