Bimba annegata, via al processo alla madre

16 Giugno 2018

La tragedia due anni fa a Pineto. La donna è imputata insieme a un bagnino: entrambi sono accusati di omicidio colposo

TERAMO. Bastano poche parole per fermare il tempo e il respiro di chi ascolta in un’aula di tribunale. Perchè ci sono facce e gesti che non si dimenticano. Come quella di un giovane papà che quel drammatico pomeriggio di due anni fa recuperò il corpo di Nicole Tonutti, la bimba di 5 anni morta annegata a Pineto. « Non scorderò mai quel costumino nero a fiori» racconta tra le lacrime che non smettono di scendere e che diventano quelle di molti presenti nell’aula in cui si processano Paola Perini, 40enne di Udine, la mamma della piccola, e Piergiacomo Secone Seconetti, 22 anni di Pineto, il bagnino che quel giorno era in servizio nello stabilimento davanti a cui avvenne la tragedia.
Le parole di quel testimone ricostruiscono le tappe di un pomeriggio che ha stravolto per sempre la vita di una mamma, al di là di ogni procedimento giudiziario e di ogni suo esito. Ed è lei, presente in aula, che l’uomo che non scorderà mai il costumino di Nicole abbraccia subito dopo la sua audizione. Una lunga, interminabile stretta. Il resto è la cronaca di una prima udienza davanti al giudice Lorenzo Prudenzano con nove testi citati dalla Pubblica accusa (rappresentata in aula dal pm Sara Di Gesualdo). L’ipotesi di reato contestata a mamma e bagnino è quella di omicidio colposo perchè, sostiene la Procura, i due, nei diversi ruoli, avevano l’obbligo giuridico di impedire il fatto. Alla madre il magistrato contesta di aver fatto rimanere la piccola in mare da sola omettendo di farle indossare i braccioli galleggianti: perchè spesso il codice penale scandisce tragedie che hanno già travolto le vite di chi resta. Come quella di una mamma che ha perso la figlia.
Secondo l’accusa del pm, invece, il bagnino non avrebbe esercitato una continua ed adeguata sorveglianza nell’area di mare di propria competenza violando così l’ordinanza di sicurezza balneare emessa per quel tratto. Per il sostituto procuratore, inoltre, così ha ricostruito nella richiesta di rinvio a giudizio, lo stesso non avrebbe utilizzato la piattaforma di osservazione, ovvero la cosiddetta torretta, installata in quel tratto e a sua disposizione proprio per garantire la più ampia visuale del mare e dei bagnanti.
Quel pomeriggio del 22 giugno del 2016 la piccola era arrivata in spiaggia con la mamma, all’epoca dei fatti giocatrice di basket ad Udine, e con alcune amiche della donna per trascorrere qualche ora. Erano arrivate da Pescara a Pineto. Tutto avvenne in pochi istanti. Secondo la ricostruzione stabilita dall’inchiesta la bimba, intorno alle 16, era entrata in acqua, con la mamma che la osservava dall'ombrellone insieme alle due amiche. Ad un tratto la bimba sarebbe scomparsa dalla sua visuale con la donna che aveva subito dato l'allarme allo stabilimento. Si torna in aula il 19 ottobre con gli ultimi testi e l’esame degli imputati.
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