Bimbo morto nell’ascensore, tutti assolti

Prescrizione per Di Nicola, l’imprenditore teramano proprietario dell’immobile di San Benedetto
ANCONA. Si è prescritto il reato di omicidio colposo per la morte di Alessio Persico, il bimbo di 5 anni che il 3 ottobre 2005 perse la vita, annegando in oltre un metro di acqua e fango, dopo essere caduto nel vano ascensore, i cui lavori non erano stati ultimati, nel centro commerciale Bricofer di San Benedetto del Tronto. Si è prescritto nei confronti degli imprenditori Nicola Di Nicola, originario di Campli e residente a Martinsicuro, titolare della catena di negozi Globo, e Giuseppe Nobilioni di Maltignano: per quel reato in primo grado Di Nicola, difeso dall'avvocato Gabriele Rapali, era stato condannato a un anno nella qualità di amministratore delegato della Cosmo srl, committente dei lavori e proprietaria dell’immobile dove avvenne la tragedia; il secondo a due anni, quale titolare dell’impresa che eseguì i lavori. Ieri pomeriggio la Corte di appello di Ancona ha però liquidato di ufficio 60mila euro di provvisionale nei confronti della parte civile, la madre del bambino, a carico dei due imprenditori e della Cosmo srl. Una decisione contestata dall’avvocato Francesco Voltattorni, difensore di Nobilioni: «Appena potremo leggere le motivazioni proporremo ricorso per Cassazione, perché la Corte di appello ha stranamente liquidato la provvisionale, pur avendo dichiarato inammissibile l’appello incidentale presentato dalla parte civile (assistita dall’avvocato Mauro Gionni)».
La Corte di appello ha assolto per non aver commesso il fatto i tecnici Martiniano Martinelli e Giacomo Ulissi, rispettivamente il direttore dei lavori incaricato dalla Cosmo e il responsabile della sicurezza del cantiere (condannati a due anni in primo grado), e Massimo Pulcinelli, amministratore delegato della società titolare dell’attività (un anno in primo grado). I tecnici e il loro avvocato Sergio Gabrielli sono soddisfatti per la sentenza: «Finalmente è stata fatta giustizia – afferma il legale - fin dal primo giorno delle indagini abbiamo sostenuto la tesi giuridica, accolta dalla Corte di appello, secondo la quale, anche se la situazione di pericolo che ha determinato la morte del bambino era dipesa da lavori edili di ripulitura del vano ascensore, il complesso non poteva essere definito giuridicamente un cantiere. Infatti era stato dichiarato agibile ed era stata rilasciata la licenza commerciale».
Stefania Mezzina
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