Blitz contro l’usura, confermato il sequestro di gioielli e Rolex

Il tribunale del Riesame non restituisce i beni trovati nell’abitazione dell’ex calciatore Saccia L’uomo è indagato dopo le denunce presentate da alcuni commercianti e piccoli imprenditori
ROSETO. Restano sequestrati i gioielli e gli orologi Rolex trovati un mese e mezzo fa dalla guardia di finanza nell’abitazione di Claudio Saccia, cittadino di etnia rom ed ex calciatore, indagato per usura nell’ambito di un’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Stefano Giovagnoni. Il tribunale del Riesame, infatti, ha rigettato il ricorso confermando il provvedimento di sequestro.
Intanto l’inchiesta, basata sulle denunce di alcuni commercianti, va avanti. I sigilli, chiesti dalla Procura, sono scattati nell’ambito delle disposizioni previste dalla legge 356 del 1992 e che stabilisce per determinati reati, tra cui appunto l’usura, il sequestro qualora la persona sottoposta a indagini risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo di beni in valore sproporzionato al proprio reddito o alla propria attività economica. Come, secondo l’autorità giudiziaria, è in questo caso. Tra le disponibilità dell’uomo, oltre ai preziosi, anche una Fiat Topolino, auto d’epoca considerata di notevole valore economico e anch’essa sequestrata. Materiale, soprattutto i preziosi, che erano nascosti in vari punti dell’abitazione di Piane Tordino di Roseto che all’epoca del sequestro venne perlustrata meticolosamente anche con l’impiego di un escavatore messo a disposizione dei finanzieri dai vigili del fuoco.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori quella che tutto il materiale sequestrato possa essere stato consegnato dalle vittime laddove impossibilitate a pagare. Ma su questo aspetto sono in corso specifici accertamenti e indagini da parte degli investigatori delegati ad operare dall’autorità giudiziaria. L’inchiesta della Procura è nelle fasi iniziali e il maxi blitz è stato, molto probabilmente, il primo di una lunga serie di riscontri che l’autorità giudiziaria cerca dopo le denunce arrivate da commercianti e piccoli imprenditori teramani. Persone che, ormai impossibilitate a far fronte a richieste diventate sempre più onerose, hanno trovato il coraggio di denunciare. Da qui l’inchiesta dell’autorità giudiziaria con gli investigatori che, dopo il blitz a Piane Tordino e in un’abitazione di Alba Adriatica, ora si avviano a sentire decine di persone informate sui fatti.(d.p.)
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