Blitz delle Iene al prosciuttificio Si fingono addetti della Provincia

Colledara, Giarrusso con il cameraman una volta dentro lo stabile incalza l’imprenditore Potenza sui rapporti con Crudi d’Italia. Il gestore chiama i carabinieri per fermare la raffica di domande
COLLEDARA. Le Iene hanno fatto visita al Prosciuttificio del Gran Sasso. Il blitz della Iena Dino Giarrusso è avvenuto ieri mattina nello stabilimento di Colledara. Già precedentemente Giarrusso e l’operatore tv avevano fatto un sopralluogo in paese.
Ma il blitz vero e proprio c’è stato ieri mattina, quando i due inviati della trasmissione di Italia Uno si sono presentati ai cancelli, dicendo al custode di essere funzionari della Provincia e di dover parlare con il titolare. L’ignaro usciere li ha fatti passare e una volta dentro lo stabilimento i due hanno voluto incontrare Sandro Potenza, l’imprenditore che ha preso in affitto lo stabilimento chiuso dalla Crudi d’Italia a dicembre del 2013.
La Iena ha iniziato a incalzare l’imprenditore, rivolgendogli una raffica di domande. Sulle prime Potenza ha tentato di rispondere, poi ha detto che l’intervista era finita. «Non si sono comportati in modo leale, mi facevano domande sulla vecchia gestione a cui io ovviamente non potevo rispondere», racconta Potenza, «quando ho visto che uscivano fuori dalle righe ho detto: “Fermatevi” ma loro incalzavano – tutta questa storia è durata almeno mezz’ora – alla fine ho dovuto chiamare i carabinieri». Potenza sta valutando con il suo avvocato se presentare denuncia, certamente molto dipenderà da quello che andrà in onda nella trasmissione.
Le Iene sono state contattate da alcuni ex dipendenti della Crudi d’Italia, probabilmente alcuni che non sono stati assunti da Potenza.
Non a caso più di trenta ricorsi al giudice del lavoro vengono depositati in questi giorni da ex dipendenti della Crudi d’Italia, che da dicembre 2013 ha messo tutti gli 82 dipendenti in cassa integrazione straordinaria. Il prosciuttificio ha riaperto qualche mese dopo, ad opera della Potenza srl, che ha prima assunto una quindicina di lavoratori “ex Crudi” a tempo determinato, ma da quest’anno è arrivata a 45 dipendenti, buona parte a tempo indeterminato.
I sindacati (Flai Cgil e Fai Cisl) hanno, nel corso del 2014, chiesto l’intervento dell’ispettorato del lavoro per accertare se l'operazione sia stata fatta nel rispetto delle leggi. Secondo i sindacati si è verificato un trasferimento di ramo d'azienda, che prevede una continuità nel rapporto di lavoro professionale. E proprio su questo si basano i ricorsi che vengono depositati in tribunale. In sostanza i sindacati vedono una continuità fra Crudi d’Italia (che è in concordato preventivo) e la Potenza che dunque avrebbe dovuto scegliere per le assunzioni il personale dello stabilimento, secondo regole stabilite per legge. E proprio su questo aspetto Giarrusso ha battuto molto nella sua intervista a sorpresa a Potenza. (a.f.)
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