Bontempi, ora decide il tribunale di Teramo

Martinsicuro, il giudice di Macerata dichiara la propria incompetenza sulla richiesta di concordato
MARTINSICURO. Bontempi, si ricomincia daccapo. Il giudice Luigi Reale del tribunale di Macerata, ha giudicato il proprio tribunale non competente nella valutazione della richiesta di concordato preventivo presentata dalla Bontempi. Reale ha rimesso tutti gli atti al tribunale di Teramo. In effetti, ormai da mesi, i sindacati sostenevano proprio che il tribunale competente fosse quello di Teramo, essendo la sede principale dell’azienda che produce giocattoli a Martinsicuro. «Noi abbiamo sempre sostenuto che la sede legale è in provincia di Teramo e che quindi è competente questo tribunale», dichiara Giovanni Timoteo, segretario della Filctem Cgil che segue la vertenza insieme a Giampiero Daniele della Femca Cisl, «oggi vedere riconosciuto quanto sostenuto da sempre ci rafforza rispetto tutti i ragionamenti che abbiamo fatto fino ad oggi».
L'azienda è andata in crisi finanziaria e commerciale ormai da tempo «ma in un confronto con le istituzioni non ha mai esplicitato quali fossero i suoi propositi e prima di presentare la domanda di concordato ha “spacchettato” l'azienda». I marchi sono stati dati a una commerciale che si chiama J-com «costituita appositamente dall'ex amministratore delegato della Bontempi», fa notare Timoteo, «e a Martinsicuro è stata costituita una cooperativa dai responsabili del sito di Martinsicuro per fare façon che lavorasse per la J-com. Noi abbiamo contestato l’operazione che rende fragilissimo l’asset industriale e i livelli occupazionali». A Martinsicuro la coop haripreso al lavoro 30 operai su 94 e 12 impiegati su 40 circa la J com a Potenza Picena. La cooperativa si basa su una prospettiva di lavoro a façon «con uno stabilimento in affitto e macchinari vecchi», sottolinea il sindacalista, che fa notare come i lavoratori Filctem e Femca abbiano costituito un presidio davanti allo stabilimento. Sono stati coinvolti Regione e Provincia, fino al ministero del Lavoro, dove è stato aperto un tavolo, per tutelare tutti i posti di lavoro. «Oggi», conclude Timoteo, «abbiamo la conferma che avevamo ragione, se l’invio degli atti a Teramo fosse stato fatto nei tempi giusti non saremmo a questo punto. Subito dobbiamo chiedere un incontro alla Regione per reinquadrare la vicenda. Chiederemo anche un incontro al giudice di Teramo. E’ importante anche fare una valutazione delle attività svolte dai nuovi soggetti, sugli atti adottati - ad esempio hanno pagato ad alcuni operai il Tfr e ad altri no - e capire che lavorazioni si stanno facendo». (a.f.)
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