Borsacchio, dune massacrate e piante distrutte
Roseto, l’associazione degli insegnanti di geografia lancia l’allarme: così la riserva sparirà
ROSETO. Dune massacrate da interventi con ruspe e habitat aggredito da piante invasive. È il poco incoraggiante quadro della foce del torrente Borsacchio, cuore dell’omonima Riserva, delineato dalla sezione abruzzese dell’associazione italiana insegnanti di geografia, presieduta da Agnese Petrelli, i cui responsabili hanno organizzato una visita di studio nella Riserva del Borsacchio a Roseto, alla quale hanno preso parte, oltre ai soci, anche componenti di Italia Nostra di Pescara; docenti dell’università di L’Aquila e della D’Annunzio di Chieti; ambientalisti, naturalisti e numerosi appassionati locali. «Alla bellezza del mare di gran fascino per la mancanza di scogliere artificiali», si legge nella relazione degli esperti, «si contrappone lo stato di degrado della vegetazione delle sabbie, con i relitti sistemi dunali massacrati da interventi con ruspe e conseguente immiserimento dell’habitat dove sono in via di colonizzazione piante invasive che soppiantano le delicate specie autoctone». Ancora più degradata è la descrizione della foce del torrente Borsacchio «ormai privo di deflusso», si legge ancora nella nota , «ridotto a una pozza maleodorante e interrato». Una situazione ecologica fortemente degradata, almeno secondo la descrizione degli esperti, nella quale trova invece terreno fertile un’alga verde (la Enteromorpha intestinalis della famiglia delle Ulvacee), la cui presenza evidenzia una forte eutrofizzazione per la grande quantità di sostanze azotate e fosfate, probabilmente per apporto diretto di scarichi fognari. Non bisogna dimenticare che a monte del torrente Borsacchio c’è la discarica dismessa di Contrada Frischia, i cui liquami continuano a fuoruscire, tanto è vero che vengono ancora oggi bonificati dal Comune. «Essa (l’alga, ndc) assume una colorazione verde brillante intenso», spiegano gli esperti, «e forma nella foce del Borsacchio, ridotta ormai in stagni e pozze, dense colonie che quando vanno in putrefazione emanano odore nauseabondo e non sono prive di organismi unicellulari di elevata tossicità se vengono a contatto con piccole ferite dei piedi e penetrano nel corpo di chi attraversa la foce». Ne sanno qualcosa gli appassionati dello jogging sulla spiaggia e anche i bagnanti che prendono la tintarella proprio in prossimità della foce del Borsacchio, i quali possono vedere con i propri occhi l’aspetto sgradevole delle acque del Borsacchio e anche l’odore disgustoso. Ma la presenza dell’alga danneggia anche l’ecosistema della zona. «Nelle acque del Borsacchio», spiegano ancora gli esperti, «non si riscontra alcuna forma di vita animale come piccoli crostacei, molluschi, insetti acquatici, pesci. Inoltre, la presenza della componente biotica vegetale è ridotta al margine del fossato ed è costituita dalla cannuccia di palude, che trova giovamento nutritivo dalla eutrofizzazione nitro-fosfatica. Si chiede alle pubbliche autorità di non intervenire sulle dune e di porre in essere opportuni interventi per far cessare l’apporto inquinante sul torrente».
Federico Centola
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