Botte a moglie e figlia, 58enne a processo

9 Marzo 2023

L’uomo non voleva che la donna avesse un lavoro: «Ti taglio la gola se non torni in Marocco con me»

TERAMO. È una dolente cronaca giudiziaria quella che prende forma nell’ennesimo fascicolo per maltrattamenti che approda in un’aula di tribunale.
Succede anche nel giorno dell’8 marzo a scandire, qualora fosse ancora necessario, numeri da bollettino da guerra in questo Paese in cui i femminicidi continuano a fare la cronaca quotidiana e le violenze in famiglia sono continue.
Il giudice Roberto Veneziano nella giornata di ieri ha rinviato a giudizio un 58enne marocchino accusato di aver picchiato e maltrattato la moglie anche davanti ai figli piccoli e picchiato la figlia 17enne.
Secondo l’accusa (fascicolo del pm Silvia Scamurra), l’uomo non voleva che la donna uscisse da sola, le aveva imposto di non trovarsi un lavoro e quando questo era avvenuto aveva chiesto al datore di lavoro di licenziarla.
Inoltre in più occasioni l’avrebbe minacciata dicendole che l’avrebbe uccisa e le avrebbe tagliato la gola se non fosse tornata in Marocco con lui. «Io ti ucciderò», si legge a questo proposito nella richiesta di rinvio a giudizio, «mando i nostri figli in una casa famiglia e ti lascio da sola». In un caso, inoltre, l’avrebbe picchiata e mandata in ospedale per un trauma a un occhio. A questo, sempre secondo l’accusa della Procura, si sarebbero aggiunti insulti di vario tipo fatti anche alla presenza di altre persone.
L’uomo, assistito dall’avvocato Eugenio Galassi, è accusato anche di aver picchiato la figlia 17enne prendendola a calci e minacciandola con dei messaggi inviati su WhatsApp con queste parole: «Se vieni a casa ti ammazzo». L’uomo è stato destinatario di una misura di allontanamento dalla casa familiare e di un divieto di avvicinamento ai familiari. Il processo inizierà nel mese di luglio.(d.p.)
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