Botte e maltrattamenti, in due a processo

10 Marzo 2022

Mariti violenti sotto accusa, in un caso un uomo ha minacciato la consorte di strangolarla 

TERAMO. «Ti ammazzo, non vali niente, vai a lavorare che mi devi dare i soldi». E ancora: «Non rientrare a casa perchè te la faccio pagare e se non fai quello che ti dico prendo mio figlio, lo porto in Marocco». Minacce condite da botte continue.
Si assomigliano drammaticamente i capi d'imputazione di chi finisce a processo perché accusato di maltrattamenti in famiglia. Come i casi dei due mariti violenti che i sono stati rinviati al termine di due distinti procedimenti: uno davanti al giudice Roberto Veneziano e l’altro davanti al giudice Lorenzo Prudenzano. In un caso a finire a processo è un cittadino marocchino di di 38 anni accusato di aver minacciato e picchiato la moglie incinta davanti ai figli piccoli. «In più occasioni la maltrattava e la percuoteva con violenza per futili motivi con pugni, calci e schiaffi in tutte le parti del corpo», si legge nel capo d'imputazione, «la minacciava di morte e la offendeva con frasi del tipo "anche tu un giorno farai la stessa fine" riferendosi alle donne uccise dai mariti e la offendeva ripetutamente sia a casa che quando uscivano fuori ed in presenza di altre persone». E botte e minacce di morte sono il filo conduttore delle accuse rivolte all'altro marito rinviato a giudizio per maltrattamenti, un teramano di 50 anni accusato di aver malmenato e tentato di strangolare la moglie. «Maltrattava quotidianamente la moglie con violenze psicologiche e fisiche anche davanti ai figli minori», si legge nel capo d'imputazione, «minacciandola, offendendola, percuotendola e in una occasione cercando di strangolarla».(d.p.)
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