Botte e minacce alla moglie incinta: gestore di bar condannato a 4 anni

26 Settembre 2023

L’uomo accusato di averla maltrattata e picchiata sia durante la convivenza, sia dopo la separazione In un caso avrebbe aggredito la donna anche mentre si trovava nello studio di una guardia medica

TERAMO. È un’altra dolente cronaca giudiziaria a raccontare l’ennesimo caso di donne picchiate e maltrattate, di quelli che ormai scivolano nelle aule di giustizia come nella matrice di un ciclostile: drammaticamente uguali. A volte con particolari sempre più violenti a fare la differenza. Come in questo caso: una donna presa a botte dal marito prima e dopo la separazione, con calci e pugni arrivati anche quando lei era incinta.
Ieri mattina l’uomo, un 48enne che all’epoca dei fatti gestiva un bar a Teramo, è stato condannato in primo grado a 4 anni e dieci giorni dal giudice monocratico Marco Procaccini al termine dell’istruttoria dibattimentale. Per l’imputato il pm d’udienza Ugo Marini aveva chiesto una condanna a tre anni.
L’uomo oltre che per maltrattamenti e lesioni è stato condannato anche per stalking nei confronti di un amico della donna.
Così si legge nel capo d’imputazione del pm Laura Colica: «Maltrattava quotidianamente la moglie sia in costanza di convivenza che dopo la separazione di fatto aggredendola fisicamente, minacciandola di morte, di dare fuoco all’autovettura, minacciando di fare del male a lei e al nuovo compagno, offrendole dei soldi per ottenere prestazioni sessuali dopo che si erano separati, costringendola a cedergli la sua parte di proprietà del bar e privandola di ogni forma di sostentamento». Nel capo d’imputazione si citano le botte date alla donna quando era in stato di gravidanza e che le hanno cagionato lesioni. Sempre nel capo d’imputazione si cita anche un’aggressione che sarebbe avvenuta all’interno di una guardia medica. «L’aggrediva all’interno di una guardia medica», si legge, «vietandole persino di farsi curari con la minaccia di nuove e più gravi lesioni». I fatti sarebbero andati avanti in un arco di tempo compreso tra il 2009 e il 2016 con lesioni tutte refertate con certificati medici. «Nell’agosto del 2016», si legge ancora nel capo d’imputazione, «la contattava offrendole 500 euro per ottenere una prestazione sessuale e la minacciava con frasi del tipo “Sappi che se ci lasciamo non potrai vivere con nessuno e non ti vorrà più nessuno e sarai costretta a scappare dall’Italia perché nessuno ti si avvicinerà più temendomi”».
Nei confronti dell’uomo, invece, avrebbe fatto minacce telefoniche e pedinamenti.
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