Braccianti agricoli in piazza: «Dimenticati»

11 Aprile 2021

Sit-in davanti alla prefettura per protestare contro il Governo che li ha tagliati fuori dai ristori

TERAMO. Lavoratori dimenticati. Così si sentono quanti operano nel settore dell'agricoltura e che ieri hanno voluto far sentire la propria voce nelle piazze di tutta Italia, Teramo compresa. Seimila gli addetti in provincia, ventimila in tutta la regione. Un comparto che sta pagando a caro prezzo la crisi dettata dal Covid, anche e soprattutto per la mancanza di ristori.
Il Governo, infatti, nel Decreto sostegni, ha escluso questa categoria da forme di aiuto e ieri mattina a denunciare la situazione dei braccianti sono stati i sindacati Fai Cisl, Flai Cgil e Uila che si sono ritrovati in Largo San Matteo dinanzi alla prefettura. Bandiere, volantini e uno slogan: “Lavoratori agricoli: zero sostegni, zero diritti”. I sindacati chiedono il riconoscimento per il 2020 delle stesse giornate di lavoro del 2019, circostanza che permetterebbe tra le altre cose di accedere alla disoccupazione; l’introduzione del bonus per gli stagionali agricoli insieme alla sua compatibilità con il reddito di emergenza; l’estensione della Naspi ai dipendenti delle cooperative e dei loro consorzi; il riconoscimento di una cassa integrazione stabile per i lavoratori del settore pesca. Alessandro Collevecchio, della Fai Cisl descrive la situazione della categoria: «Parliamo di braccianti che guadagnano 50 euro lordi al giorno; che hanno contratti a tempo determinato, chiamati quando c'è necessità; lavoratori impegnati in un settore centrale dell'economia ma che oggi sembrano essere stati dimenticati: esclusi dai ristori, tagliati fuori dal godimento e dalla maturazione di diritti».
Nella prima fase d'emergenza Covid ai braccianti erano stati garantiti i ristori, ma adesso le cose sono cambiante: «Si sono dimenticati di questi lavoratori e noi siamo qui per ricordare che esistono», spiega Franco Di Ventura del Flai Cgil, «aspettiamo da un anno il rinnovo del contratto nazionale e dal 2011 quello provinciale: ritardi che acuiscono le criticità. Ci sono poi gli operatori della pesca: in affanno anche loro, soprattutto perché, come molte aziende agricole, lavorano col settore della ristorazione che è fermo. Per i pescatori chiediamo una cassa integrazione stabile». (v.m.)
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