Brucchi: «Attenti, non farlo è una follia»

14 Agosto 2018

Molti medici a favore. Orsini: «È l’unica scelta possibile per rilanciarsi, il Mazzini non è più adatto»

TERAMO. Ad essere favorevoli al nuovo ospedale sono molti medici, ospedalieri e non. Maurizio Brucchi, primario facente funzione della chirurgia del Mazzini ed ex sindaco, non ha dubbi. «Chi dice che il Mazzini va ristrutturato non conosce le problematiche e non le ha approfondite. Si è legati da un punto di vista sentimentale a una struttura che non può più ricoprire il proprio ruolo», afferma Brucchi, che elenca alcune motivazioni.
La prima riguarda i riflessi positivi sull’economia «per un territorio che ha sempre avuto poche risorse». E poi c’è la sicurezza. «Il nostro ospedale ha un grado vulnerabilità basso e non rispetta le norme in materia. La sicurezza è prioritaria in un’area come quella di Teramo che è in zona sismica 2». Altro punto è la distribuzione razionale del personale: «Ci sono stesse specialistiche a pochi chilometri di distanza, invece con un ospedale per acuti molte si riuniscono in un’unica struttura e non ci saranno più disservizi e accorpamenti». Secondo Brucchi creerà anche “mobilità attiva”, cioè i pazienti torneranno a scegliere la sanità teramana: «Una struttura nuova, moderna migliora il livello di accoglienza e pesa nella scelta del paziente di venire a Teramo. Attualmente il Mazzini non ha questi requisiti. Una struttura nuova farebbe sì che tanti medici che scelgono altre sedi sarebbero attratti a venire a lavorare a Teramo, mentre negli ultimi anni si sta facendo l’opposto. Comunque appena qualche mese fa il consiglio ha deliberato scegliendo tre aree e anche Gianguido D’Alberto ha votato a favore, mi chiedo se adesso abbia cambiato parere. Dire no all’ospedale per acuti mi sembra una pazzia». Altro è, aggiunge Brucchi, discutere su che fare del Mazzini: «Va aperta una discussione in città. Io penso che c’è grande bisogno di strutture per lungodegenti».
Altro sostenitore è Pierluigi Orsini, ex capo del dipartimento di emergenza e urgenza, che ha messo a disposizione della Asl la sua esperienza proprio per questo progetto: «È l'unico futuro per la nostra povera sanità. Il vecchio ospedale ormai ha una distribuzione e una logica degli spazi obsoleta e antieconomica. Non è rispettosa della privacy con la confusione generata tra i pazienti ricoverati e quelli ambulatoriali. Ha spazi di emergenza che non rispondono a logiche di sicurezza e di autonomia. La distribuzione degli spazi dei reparti è quella della conquista di territori come nel Far West. Senza parlare delle spese enormi per la sicurezza sismica e antincendio. Serve altro? Forse sì: centralizzare in un unico nuovo ospedale significa migliorare gli scambi culturali di tutto il personale, adottare modelli operativi condivisi, dotarsi di tecnologie avanzate, permettere lo sviluppo di branche ultraspecialistiche con diminuzione della mobilità passiva. Un grosso ospedale ben organizzato costituirebbe, inoltre, un polo di attrazione per professionisti provenienti da altre realtà con conseguente miglioramento e aggiornamento delle pratiche cliniche». (a.f.)
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