Brucchi: Di Sabatino pronto a lasciare

9 Dicembre 2015

Per il sindaco potrebbe dimettersi prima della mozione di sfiducia, ma l’interessato lo smentisce: «Parlerò dopo il 17»

TERAMO. Il presidente del consiglio comunale Milton Di Sabatino sarebbe pronto a fare un passo indietro se, nella riunione in programma per giovedì, dovesse constatare di non avere più la fiducia della sua maggioranza. A dichiararlo – in un’intervista rilasciata a Teleponte – è il sindaco Maurizio Brucchi, che punta ad evitare di arrivare alla conta – che potrebbe anche rivelarsi una trappola politica – del consiglio comunale del 17 dicembre, quando verrà messa ai voti la mozione di sfiducia presentata dalla consigliera di minoranza Paola Cardelli.

Il sindaco avrebbe recepito la disponibilità a rimettersi nelle mani della maggioranza dallo stesso Di Sabatino, ma il diretto interessato non conferma , anzi fa capire che lui alla seduta del 17 dicembre intende arrivarci da presidente del consiglio in carica e non da dimissionario. «Che io sia a disposizione della maggioranza è cosa naturale, come ho dichiarato fin dal giorno successivo al mio insediamento. Ho tanti anni da assessore alle spalle e so che la disponibilità è condizionata alla fiducia della maggioranza, e quindi non c’entra la mozione di sfiducia». Sin qui la dichiarazione di prassi, poi il tassello fermo: «Io per il momento non ho nulla da dichiarare, mi sono estraniato. Parlerò sicuramente dopo il 17 (data fissata per la discussione della mozione, ndr), lì avrò qualcosa da dire». Il che significa che Di Sabatino non ha alcuna intenzione di dimettersi prima, e che il presidente del consiglio intende far approdare la mozione al test della sua maggioranza, una conta che potrebbe anche rappresentare uno spartiacque nelacompagine amministrativa di centrodestra. Nei corridoi della politica alcune voci si dicono sicure che un parte non trascurabile dei consiglieri di maggioranza sarebbe pronta a mandare a casa Di Sabatino; altre, invece, ritengono che se un eventuale voto di sfiducia al presidente del consiglio dovesse innescare una crisi polica con l’esito di elezioni anticipate, i consiglieri potrebbero desistere dal votare la sfiducia.

Se passasse la mozione con i 17 voti necessari (13 certi della minoranza), il sindaco Brucchi troverebbe altri 17 consiglieri pronti a trovare un accordo per eleggere il nuovo presidente del consiglio comunale? Difficile dirlo al momento, ma di sicuro quella poltrona è ambita da molti e il quadro politico è molto fluido. Il riassetto politico e i nodi da sciogliere non si risolverebbero solo con la poltrona del presidente del consiglio; per questo in tal senso saranno determinanti i prossimi giorni quando gli accordi e la nascita di nuovi raggruppamenti saranno delineati ufficialmente. Gli occhi sono puntati sul progetto civico di Dodo Di Sabatino e sull’alleanza con Nuovo Centrodestra.

Intanto un punto fermo è arrivato per Guido Campana che di fronte alla frammentazione dei suoi colleghi consiglieri preferisce per il momento rimanere a guardare in casa sua, cioè nella civica di Di Dalmazio sostenendo che il «Modello Teramo è morto, ma Gianni Chiodi sarebbe l’unico in grado di ricomporre una nuova classe dirigente».

Marianna De Troia

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