Brucchi difende Teramo capitale culturale
Il sindaco replica all’opposizione: «La candidatura non è una medaglietta, ma un progetto di rilancio»
TERAMO. C’è il sostegno di parlamentari e consiglieri regionali alla candidatura di Teramo come capitale italiana della cultura per il 2020. Il loro sostegno al progetto lanciato dal Comune è emerso ieri mattina nel corso dell’incontro convocato dalla presidente della Fondazione Tercas Enrica Salvatore. Alla riunione, oltre al sindaco Maurizio Brucchi, hanno partecipato i parlamentari abruzzesi Paolo Tancredi, Giulio Sottanelli, Tommaso Ginoble e Fabrizio Di Stefano e i consiglieri regionali Luciano Monticelli, Paolo Gatti, Giorgio d’Ignazio e Angela Di Marco in rappresentanza dell’assessore Dino Pepe. Il pieno appoggio ricevuto dai partecipanti all’incontro spinge il primo cittadino a tornare alla carica sul valore non solo simbolico dell’iniziativa e alle critiche che questa ha scatenato anche negli ultimi giorni da parte di vari esponenti dell’opposizione in consiglio comunale.
«Ringrazio tutti quelli che sostengono e danno una mano», esordisce Brucchi, «nel portare avanti la candidatura di Teramo: si tratta di un passaggio molto importante per la nostra». È uno dei modi per lasciarsi alle spalle il terribile inverno scorso, contrassegnato dalle emergenze per il terremoto e per la neve, e rimettere in moto una spirale positiva che consenta di guardare al futuro con rinnovato ottimismo. «Non è una medaglietta da appendersi al petto», tiene a precisare il sindaco, «ma un’iniziativa che svilupperà e di cui potrà beneficiare la prossima amministrazione». Brucchi, in ogni caso, uscirà di scena prima del 2020 e anche per questo sostiene di non capire le polemiche sollevate intorno alla candidatura.
«Teramo non ha nulla di meno rispetto ad altre città che si sono candidate o a quelle che, come Pistoia, stanno ricoprendo questo ruolo», fa notare, «traendone enormi benefici in termini di investimenti e di crescita delle presenze turistiche». A detta dell’opposizione, però, lui e la sua maggioranza non hanno creato neppure le premesse perché Teramo possa, tra due anni e mezzo, essere eletta capitale italiana della cultura. «Se c’è qualcosa che non funziona, bisogna rinunciare in partenza a migliorarla?», ribatte il primo cittadino, »con questo progetto stiamo facendo un discorso in prospettiva, proprio per far crescere e apprezzare la nostra proposta culturale». Il fuoco di sbarramento preventivo da parte dell’opposizione secondo lui, insomma, è inopportuno. «Per una volta», conclude, »dovremmo tutti giocare la partita nell’interesse della città». (g.d.m.)
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