Brucchi dà un assessorato al gruppo di Di Sabatino

Ma “Teramo soprattutto”non ha ancora deciso se accettarlo o meno “Futuro in” fa l’elenco delle priorità e chiede che gli assessori restino nove
TERAMO. Il posto in giunta c’è ma non è detto che “Teramo soprattutto” lo accetterà. La consultazione tra il sindaco Maurizio Brucchi e il gruppo formato da Alfonso Di Sabatino Martina è una partita a scacchi iniziata ieri e che finirà con il rimpasto di giunta. In oltre due ore di colloquio, record di durata degli incontri tenuti da Brucchi con gli alleati, sul tavolo della trattativa finiscono questioni di metodo e l’attesa di proposte da valutare.
La prima mossa è del sindaco che chiede ai tre consiglieri – insieme a Di Sabatino ci sono Alberto Covelli e Alessia De Paulis – se escludono a priori l’ingresso in giunta di uno di loro. Per il gruppo, rappresentato nell’incontro anche dall’ex presidente del Ruzzo Giacomo Di Pietro, è una possibilità, ma non un approdo certo. «Non diamo nulla per scontato», afferma Di Sabatino, «valuteremo». La proposta arriverà tra meno di una settimana, entro il termine di metà gennaio indicato da Brucchi per ufficializzare il rimpasto, ma “Teramo soprattutto” non firma in bianco. «Sarebbe ridicolo», frena Di Sabatino, «serve un metodo diverso di selezione degli assessori, imperniato sulla qualità e non solo sui voti presi o sull’appartenenza a una famiglia influente; questa non è una corsa di cavalli, possiamo starne fuori». Il rimpasto non può risolversi nella mera sostituzione di assessori. «Se si tratta di cambiare Romanelli, che è uno dei migliori, con Fracassa», polemizza Di Sabatino, «non siamo disponibili».
Un giro di poltrone a conto pari per gli equilibri interni alla maggioranza sarebbe l’ennesima messinscena del teatrino della politica che disgusta gli elettori. «Le cose così non vanno», sentenzia il fondatore di “Teramo soprattutto”, «la dignità prevede che si dia un esecutivo diverso a questa città».
I giochi, insomma, non sono ancora fatti ma l’indiziato principale all’ingresso in giunta è proprio lui. Il rientro di Di Sabatino in giunta farebbe tornare in consiglio Alessandro Di Berardino, primo dei non eletti nella lista “Popolari per Teramo” che sostiene il nuovo gruppo. La logica del pallottoliere vorrebbe che a lasciare il posto in giunta sia l’Ncd, rimasto con due consiglieri e tre assessori. In questo caso toccherebbe a Marco Tancredi liberare la scrivania, ma Brucchi coltiva anche altre idee. L’ipotesi di ridimensionamento a sei degli assessorati, che piace a Di Sabatino, non trova sponda da parte di “Futuro in”. Il gruppo più consistente in consiglio e per questo ultimo ad essere consultato invita il sindaco a tenere la giunta con nove assessori. «I nomi sono una sua prerogativa», osserva il capogruppo Giambattista Quintiliani, «ma questo assetto va confermato perché è così in tutti gli altri capoluoghi abruzzesi». La delegazione di “Futuro in”, guidata da Paolo Gatti, si presenta quasi al completo dal sindaco e il gruppo non entra nel merito delle scelte sulle persone. «Un nome vale l'altro», insiste Quintiliani, «contano le cose da fare».
Il gruppo presenta al sindaco un documento programmatico in cinque punti. Dell'elenco fanno parte la gestione dei fondi europei, con particolare riferimento al progetto per il percorso culturale che comprende anche il recupero dell’ex mercato coperto, il potenziamento della mobilità sostenibile nel piano urbano del traffico prossimo all’approvazione, il rilancio dell’affidamento ad associazioni e privati di aree del parco fluviale, la revisione del piano particolareggiato del centro storico e il decoro della città. A queste emergenze “Futuro in” aggiunge sollecitazioni specifici per interventi già pianificati come il recupero del castello e la riqualificazione di corso San Giorgio. Il gruppo pone anche una questione di chiarezza interna alla maggioranza. «La situazione va cristallizzata», conclude Quintiliani, «definendo chi sta con chi e dove».
Gennaro Della Monica
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