Brucchi e D’Ignazio nel caos di Monaco

24 Luglio 2016

La delegazione teramana a Memmingen era in città mentre si scatenava l’inferno, ore di paura nel traffico impazzito

TERAMO. E' stato un messaggio postato dal consigliere regionale Giorgio D'Ignazio su Facebook a rendere noto che venerdì, a Monaco di Baviera, nel bel mezzo di una città in preda al panico per via della strage compiuta da un 18enne, c'era anche una delegazione di teramani "eccellenti" tenuta sotto scacco dalla paura. Già, perché mentre si consumava la carneficina nel centro commerciale, a poca distanza c'erano anche D'Ignazio e la sua compagna insieme al sindaco Maurizio Brucchi e ai consiglieri comunali Pasquale Tiberii e Italo Ferrante con le rispettive famiglie.

La delegazione, che si trova in questi giorni a Memmingen per festeggiare i 30 anni del gemellaggio con la cittadina bavarese, aveva deciso di concedersi un pomeriggio di libertà dopo gli impegni ufficiali e così tutti dopo pranzo sono partiti verso Monaco, che dista 115 chilometri da Memmingen. Ma appena arrivati in centro si è scatenato l'inferno, come lo stesso D'Ignazio ha confermato raccontando quei momenti. «Stavamo cercando un parcheggio nella zona della centralissima Karlsplatz, una delle piazze più conosciute e frequentate di Monaco, quando ci siamo accorti che c’era un’emergenza grave in corso. Urla di terrore, sirene spiegate, il panico generale. Siamo rimasti impietriti nei nostri due mezzi, una macchina e un pullmino. Eravamo nel cuore del panico, e sono bastati pochi minuti a capire quello che stava avvenendo a poca distanza da noi perché tutti siamo andati su internet e abbiamo saputo della strage». Il gruppo dei teramani a quel punto è rimasto sui mezzi e ha fatto marcia indietro. «Uscire da Monaco è stata un'impresa. Era una città paralizzata. Ci abbiamo messo tre ore per abbandonare la città».

D'Ignazio ci ha rilasciato l'intervista telefonica la mattina successiva alla strage, quando ancora non era chiaro se dietro la furia omicida ci fosse quel terrorismo che tiene sulla corda l'Occidente, o il gesto isolato di un giovane folle. Il suo stesso post di Facebook, scritto poche ore dopo quei momenti micidiali, lascia intendere che tutti hanno attribuito la carneficina a un atto di terrorismo. «Trovarsi tra elicotteri, sirene di ambulanze e polizia, e rendersi conto immediatamente di essere in pericolo. In quell'istante il pensiero ti impone di metterti subito in salvo; poi il mio pensiero e la mia preghiera si sono subito spostati alle piccole ed innocenti vittime di questo ennesimo e vigliacco attentato».

Per Giorgio D'Ignazio quei momenti saranno cancellati difficilmente dalla sua memoria. «Doveva essere», ha raccontato D'Ignazio al Centro, «una bella giornata per me perché si celebravano i 30 anni di quel gemellaggio con Teramo voluto proprio da mio padre, l'ex sindaco Pietro D'Ignazio. Da un momento di orgoglio e di commozione sono piombato nel panico. Difficilmente dimenticherò i visi e gli sguardi di quelle persone terrorizzate. Fa male capire che non si è sicuri in nessuna parte del mondo. E' vero che il panico crea panico e in quei momenti non hai altro pensiero o altro scopo se non quello di proteggere i tuoi cari. Di fronte a questa furia siamo il nulla. Per fortuna a noi è andata bene, ma il pensiero di quei bambini e di quelle vittime innocenti lo porto con me».

Marianna De Troia

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