Brucchi: «Ha reso Teramo importante»

Il governatore D’Alfonso: «Nel medioevo chi, come lui, dedicava la sua vita ai problemi degli altri veniva considerato santo»
TERAMO. «Noi forse riteniamo di avere fatto qualcosa di importante per Marco, e forse è vero, ma lui ha fatto un grande regalo alla città: ha acceso i riflettori su Teramo». Sono le parole del sindaco Maurizio Brucchi nelle orazioni funebri tenute dai rappresentanti istituzionali al termine della camera ardente. «Non ricordo», ha aggiunto, «un qualche altro evento che abbia messo Teramo così al centro dell’attenzione e questo Marco lo avrebbe apprezzato». Poi ha ringraziato i teramani «che oggi hanno dimostrato di volere veramente bene a Marco Pannella: li ho visti passare tutti, e sul viso di tutti c’era la dimostrazione che questa città voleva, vuole bene a Marco». Quindi ha annunciato che presto sarà intitolata «una parte importante della città a Pannella: non chiedetemi quale sarà: lo vedremo insieme, non deciderà solo il sindaco».
Il presidente Luciano D’Alfonsi si è spinto oltre. «Onorare Pannella è fare in modo che le sue parole e la sua figura si consegnino all’immortalità. Ha donato tuto il suo tempo ai problemi degli altri: nel medioevo chi faceva così, chi dedicava la sua vita agli altri era considerato un santo».
Tornando sulla terra, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha parlato dell’esperienza politica della lista della Genziana all’Aquila, che vide Pannella insieme ad esponenti dell’allora Pci (tra cui lui e Stefania Pezzopane), democristiani, radicali e altre personalità. «Ci dissero che avevamo distrutto la sinistra, ma fu invece un’anticipazione di quello che dopo alcuni anni sarebbe stato l’Ulivo». Quando è stato il suo turno il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino si è rivolto direttamente a lui: «Caro Marco, ci hai insegnato che politica è una parola degna. Hai aperto una stagione di diritti civili e sociali parlando anche a chi era politicamente lontano da te». Pannella è stao antesignano di una nuova comunicazione politica: in questo lo ha ricordato il rettore Luciano D’Amico, riferendosi alla laurea ad honorem che l’ateneo teramano gli ha voluto conferire . «Si è sempre rivolto a tutti, ha detto D’Amico, «e ha costretto tutta la classe dirigente italiana a cambiare la comunicazione».
A ricordare la battaglia di Pannella contro il Lotto Zero, contro il progetto originario che prevedeva di fatto la distruzione del fiume – cosa che lo rese inviso ai governanti teramani dell’epoca – ci ha pensato Vincenzo Di Nanna, segretario abruzzese di Amnistia, Giustizia e Libertà, e figlio dello scomparso procuratore della Repubblica Guido Di Nanna, il magistrato che dopo la denuncia di Pannella bloccò il cantiere: «Oggi», ha detto Di Nanna, «l’alveo del fiume è salvo grazie a Marco». (e.a.)
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