Brucchi: il progetto si deve migliorare

L’ex sindaco lancia l’appello al commissario per un tavolo tecnico che modifichi la copertura: «Così è troppo impattante»
TERAMO. «Si può e si deve migliorare». L’ex sindaco Maurizio Brucchi non ha dubbi sulla necessità di rimettere mano al progetto di recupero del teatro romano. La soluzione presentata dallo studio tecnico del palermitano Girolamo Bellomo, che oltre un anno fa si era aggiudicato la gara per la progettazione definitiva dell’intervento, non lo convince affatto. Brucchi tiene a precisare che, fino alla sua uscita risalente a inizio dicembre, in Comune non era ancora arrivata la documentazione pubblicata dal Centro. Viste le immagini della “gabbia” destinata a occultare di fatto il teatro romano, Brucchi non può fare a meno di manifestare le proprie perplessità. «È una struttura troppo impattante», osserva, «sebbene sia chiaro l’intento del progettista di assolvere alla prescrizione dettata dalla soprintendenza per la protezione dei resti romani dalle intemperie e dallo smog».
Lo stesso risultato, a detta dell’ex primo cittadino, si potrebbe ottenere con accorgimenti tecnici che non chiudano completamente il teatro romano alla vista esterna. Per questo invoca la «convocazione di un tavolo» da parte del commissario Luigi Pizzi che riunisca istituzioni già coinvolte nell’intervento, cittadini e associazioni, in particolare quelle che si sono più interessate alla riqualificazione dell’area archeologica, allo scopo di concordare con il progettista modifiche destinate a migliorare l’intervento. «Lo avrei fatto io, se fossi rimasto al mio posto», tiene a precisare l’ex sindaco, «perché avevo preso questo impegno con la città». La revisione del progetto, tra l’altro, andrebbe avviata al più presto, fa notare, «altrimenti i finanziamenti disponibili scadono». Brucchi ricorda che per la prima volta il Comune dispone di tre milioni di euro, stanziati dalla Fondazione Tercas e dal ministero dei Beni culturali, per il recupero del teatro romano. «Manca solo la quota di 1.5 milioni della Regione», rimarca, «che non è ancora arrivata». Altro passo significativo in avanti, rispetto ai tentativi fatti anni fa, è la previsione dell’abbattimento definitivo di palazzo Adamoli e casa Salvoni che ancora coprono la cavea.
«Abbiamo un’indicazione finalizzata chiaramente al recupero funzionale del teatro con l’allestimento di uno spazio con 500 posti a sedere», osserva, «per cui non è il caso di buttare il bambino insieme all’acqua sporca». Va bene che si solleciti una revisione del progetto, come lui stesso ritiene necessario, ma non bisogna cancellare tutto quello che è stato fatto finora. «Se l’obiettivo è salvaguardare i reperti, dando seguito alle disposizioni della soprintendenza», insiste l’ex primo cittadino, «il Comune ha la possibilità d’intervenire, migliorando la soluzione prospettata per questo specifico aspetto e confermando i criteri di riutilizzo del teatro».
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