Brucchi incontra oggi i tre dissidenti Crisi alla svolta

26 Maggio 2017

E i gruppi di maggioranza bocciano forma e contenuti della mozione di sfiducia: «Evoca scenari di mafia»

TERAMO. La mozione di sfiducia al sindaco Maurizio Brucchi lanciata dall'opposizione ha smosso le acque stagnanti della crisi in Comune. Tra oggi e domani infatti il primo cittadino, che dopo il ritiro delle dimissioni deve ancora trovare l'assetto numerico che gli consenta di restare in sella fino al termine del mandato, incontrerà i dissidenti che hanno preso le distanze dalla sua coalizione dopo il riallargamento della giunta a nove. Con Vincenzo Falasca, Alfredo Caccioni e Domenico Sbraccia il sindaco affronterà i temi propedeutici al loro rientro a pieno titolo nello schieramento che lo sostiene in consiglio. A cominciare dal taglio alla giunta, che secondo i dissidenti non dovrebbe avere più di sei componenti, e dai meccanismi per rendere più diretto il rapporto tra i consiglieri e Brucchi, saltando il filtro dei leader. Il sindaco avrebbe in tasca un paio di ipotesi da sottoporre ai tre contestatori da cui dipende il ritorno della maggioranza consiliare a una consistenza numerica sufficiente per governare.
Dai gruppi che appoggiano il primo cittadino arriva comunque una risposta alla mozione di sfiducia nei suoi confronti sottoscritta dall'opposizione. I consiglieri di maggioranza si dicono «stupiti dall'attivismo politico di chi non ha mai effettuato una proposta per la città ed oggi auspica l’insediamento di un commissario da usare a vessillo delle proprie battaglie politiche» e «sgomenti dal tono delle dichiarazioni, caratterizzate dalla pressoché nulla sensibilità istituzionale, vista la carica rivestita da ognuno dei sottoscrittori, e dalla violenza dei contenuti». Le argomentazioni usate dall'opposizione esprimono una «rappresentazione grottesca e iperbolica della realtà» che non si addice a un testo istituzionale. In particolare la maggioranza contesta l'appellativo di "capibastone" riferito ai leader della coalizione. «Se è vero, com'è vero che questa parola indica il capo di una ‘ndrina, famiglia affiliata alla ‘Ndrangheta, e che a scanso di equivoci, tale termine è stato utilizzato in un contesto descrittivo di metodi e azioni di stampo clanico-mafioso, di fatto i consiglieri di opposizione hanno scoperto ciò che ai più è ignoto: la città di Teramo è governata da forze oscure». Dovrebbero, dunque, rivolgersi al prefetto per i provvedimenti dettati dalla legge.
La maggioranza, dunque, respinge con forza queste affermazioni «che a ben vedere mostrano tutta la fragilità di chi le esprime: un Pd cittadino commissariato, unico caso in Abruzzo, e le frattaglie sparse di movimenti pseudo-politici», e minaccia querele.
Gennaro Della Monica
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