Brucchi torna a Roma per strappare altri aiuti

Oggi sarà in Senato con diversi sindaci per l’apertura del dibattito sul decreto «Se il governo mette la fiducia e blinda il provvedimento fa un errore»
TERAMO. Meno vincoli finanziari e compensazione dei mancati introiti fiscali. Ruotano a questi due cardini gli emendamenti che oggi una delegazione dei sindaci delle regioni colpite dal terremoto porterà a Roma in occasione dell'apertura del dibattito in Senato sul decreto per l'emergenza. Del gruppo farà parte anche Maurizio Brucchi. «Il testo approvato alla Camera può essere ancora migliorato», evidenzia il primo cittadino teramano. Tra le richieste c'è quella di svincolare dalle pastoie imposte ai conti pubblici le donazioni e gli indennizzi assicurativi. I sindaci sollecitano anche una deroga all'ex patto di stabilità, che consentirebbe di ampliare le capacità di spesa nel biennio 2017-2018 per far fronte all'emergenza. Allo stesso principio risponde l'emendamento che sollecita l'estensione del ricorso all'anticipazione di tesoreria, con il passaggio dal 20 al 50% dell'utilizzo del gettito stimato su base annua per gli introiti da tasse locali. I Comuni, inoltre, chiedono di poter derogare ai limiti di spesa imposti dall'esercizio provvisorio, considerato lo slittamento a fine novembre della scadenza prevista per l'approvazione del bilancio di previsione.
Oltre alle misure tese a ottenere spazi di manovra più ampi per la contabilità, tra le correzioni al decreto è stata anche inserita l'attivazione della "zona economica speciale" che garantirebbe sgravi fiscali alle categorie produttive e la creazione di un fondo di compensazione per le amministrazioni locali a copertura dei minori incassi previsti per la tassa sui rifiuti. Brucchi e gli altri primi cittadini oggi illustreranno il pacchetto degli emendamenti al parlamentare che sarà relatore del decreto in Senato. A quanto pare, però, i margini di correzione del testo sono limitati. «Il governo probabilmente porrà la fiducia per blindare la discussione», fa sapere Brucchi, «e arrivare al voto del testo entro giovedì senza ulteriori modifiche». Ulteriori cambiamenti, infatti, comporterebbero il ritorno del testo alla Camera. Secondo Brucchi, però, «basterebbero pochi giorni per avere un testo molto migliore. Per questo ritengo che la chiusura a riccio da parte del governo sia sbagliata». (g.d.m.)
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