«Bugie sul condominio solidale»

31 Ottobre 2019

Anarchici e inquilini dopo un’assemblea rispondono all’amministrazione

GIULIANOVA. Al grido di “basta sfratti!”, il gruppo dei giovani anarchici del campetto occupato di viale dello Splendore ha tenuto martedì sera un’assemblea pubblica con gli inquilini del condominio solidale. Una riunione organizzata dopo la conferenza stampa tenuta in mattinata dal sindaco Jwan Costantini e dalla sua vice Lidia Albani in cui sono state ribadite le posizioni dell’amministrazione comunale, che non intende prorogare ulteriormente la vita del condominio stesso visto che il contratto di locazione si esaurisce il prossimo 30 novembre.
L’assemblea di via Sabotino, con tanto di vistoso striscione, si è protratta fino a tardi. Al termine è stato redatto un duro comunicato in cui si sottolinea che la conferenza in Comune «si è rivelata essere un elenco di menzogne pieno di arroganza. A partire dalla questione economica con lo squallido tentativo del sindaco di mettere il condominio solidale in contrapposizione con la popolazione giuliese. Nello specifico il sindaco ha parlato di 306mila euro spesi dall’amministrazione negli ultimi sei anni. Falso. Non solo perché la vecchia amministrazione ha lasciato debiti nelle strutture ricettive che hanno ospitato quelle persone, ma anche perché parte di quelle spese derivano da decurtazioni delle indennità degli stessi amministratori comunali». Il documento parla di affermazioni errate quando si cita la cifra di 750 euro elargita come reddito di cittadinanza. «In realtà nessuno dei residenti percepisce una somma del genere», sottolinea la nota, «e anche qualora percepissero l’ammontare massimo del reddito di cittadinanza, non sarebbe possibile affrontare le spese per l’affitto di un appartamento». Nella nota si fa presente che tale sussidio è provvisorio e non offre nessuna garanzia sulla sicurezza e sulla stabilità di un futuro. L’assemblea resistente del condominio solidale afferma: «Il sindaco ha alluso addirittura a redditi da lavoro nero percepiti da alcuni dei residenti. Ricordiamo alla vice-sindaco che una persona in difficoltà non deve essere “inserita” nella società, e non è contrapponendo i suoi bisogni a quelli di altri soggetti “deboli” che si affronta e risolve la questione sociale. Ricordiamo che abbiamo di fronte gente con problemi di salute difficilmente inseribili in campo lavorativo». (al. al.)
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