“Buona scuola”, sonora bocciatura

Gli studenti: «Inutile pensare alla digitalizzazione in istituti senza laboratori e con i bagni rotti»
TERAMO. La pioggia non ha fermato gli studenti delle scuole superiori del capoluogo, che ieri mattina si sono radunati in piazza Martiri della Libertà in un’assemblea aperta per parlare delle criticità della “Buona scuola” del premier Matteo Renzi e del ministro dell’istruzione Stefania Giannini.
In trecento si sono ritrovati davanti alle scale del duomo, con gli striscioni sollevati e tanti ombrelli colorati, per discutere e riflettere sull’alternanza scuola-lavoro, gli scatti di merito per i docenti, i nuclei di valutazione, le risorse stanziate per la digitalizzazione di fronte alla mancanza di laboratori e materiali. Senza nessun corteo, tutti insieme hanno detto il loro “no” ad una scuola finalizzata solo alla crescita economica, al termine di un percorso iniziato lunedì con alcuni giorni di assemblea autogestita durante i quali si sono alternati spazi di discussione e dibattito. «La Buona Scuola siamo noi», «Sì al diritto allo studio», «Per una scuola che premi il vero merito» e altri ancora erano gli slogan scelti per fare da contorno ad una manifestazione organizzata dagli studenti per gli studenti, senza altri intermediari. «Per la prima volta i rappresentanti di consulta e d’istituto sono rimasti coesi e hanno organizzato una manifestazione, anche nel piccolo, senza l’appoggio di nessuna organizzazione esterna. Abbiamo fatto tutto da soli», ha specificato Luigi Ranalli dello Scientifico al termine dell’assemblea, che ha visto l’unione di 27 rappresentanti di tutte le scuole teramane, dai licei agli istituti tecnici e professionali. «Qui abbiamo tutti idee differenti (sul piano politico, ndr), ma ci siamo uniti in una battaglia unica, che è quella per la scuola», ha aggiunto Raimondo Morra, del Classico «tutto questo è stato fatto per creare una coscienza critica all’interno di ognuno di voi e cercare di farvi capire, senza strumentalizzare il documento, che dalla base che stiamo cercando di costruire si può andare avanti».
C’erano studenti del liceo classico, dello Scientifico, dell’Alberghiero, degli istituti professionali ma anche qualcuno venuto da Giulianova, per parlare dello stato in cui versa la propria scuola. Durante il dibattito è intervenuto anche un rappresentante d’istituto del liceo nautico di Ortona, che ha parlato della mancanza di fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strumentazioni didattiche presenti nella sua scuola. La stessa situazione è stata lamentata da tanti altri studenti, che si sono chiesti com’è possibile investire in tirocini e attività extra-didattiche quando a scuola manca la carta igienica o ci sono i bagni rotti. «Vorrei dire due parole sull’allungarsi delle ore di stage e sul diminuire quelle dedicate alla didattica. In terzo superiore un ragazzo non è pronto per fare lo stage: ci vogliono fare studiare lavorando, allora è meglio andare direttamente a lavorare», osserva Mattia Taraschi dell’Alberghiero. C’è stato anche chi ha chiesto che i professori, oltre alla educazione civica di base, insegnino il senso civico «in modo tale che i ragazzi fuori dalle scuole non buttino le cartacce o non possano non sentirsi in colpa se le loro famiglie evadono le tasse».
Chiara Di Giovannantonio
©RIPRODUZIONE RISERVATA

