Buoni pasto per i dipendenti: la Asl dice no, si va in giudizio

1 Luglio 2023

Di fronte al ricorso della Cgil e alle richieste di conciliazione l’azienda tira dritto e nomina un legale Il sindacato: «Ci sono diverse sentenze favorevoli ai lavoratori, è un’ostinazione incomprensibile»

TERAMO. Spettano o non spettano i buoni pasto agli operatori dell’azienda sanitaria locale di Teramo? Toccherà a un tribunale deciderlo. Ne dà notizia la Fp (Funzione pubblica) della Cgil di Teramo in una nota in cui «esprime profondo rammarico nell’apprendere che la Asl di Teramo, dinanzi al ricorso presentato dalla scrivente organizzazione sindacale in merito all’attribuzione del buono pasto, a tutti i dipendenti che svolgono più di sei ore di lavoro giornaliere, si sia costituita in giudizio attraverso la nomina di un legale invece di percorrere una via di composizione conciliativa della vertenza».
Nella nota firmata da Marco Di Marco si legge ancora: «Precisiamo che la Fp Cgil ha più volte chiesto, attraverso l’invio di apposite missive, il rispetto di un dettame contrattuale risalente al contratto collettivo nazionale di lavoro Comparto Sanità del 2001 e sempre confermato nei contratti susseguenti. La materia è stata oggetto di diverse vicende giudiziarie fino ad essere passata in giudicato in Cassazione con sentenza che riconosce l’attribuzione del buono pasto anche al personale sanitario, e cioè quanto richiesto dalla Fp Cgil. Diverse e recenti sentenze vedono varie aziende sanitarie, anche di regioni limitrofe, soccombere in materia, pertanto appare incomprensibile alla scrivente l’ostinazione della Asl di Teramo nel perseguire vie giudiziarie che fanno lievitare i costi delle spese legali, piuttosto che intraprendere vie conciliative».
La nota si chiude con un ultimo appello a sedersi a un tavolo: «La Fp Cgil, dal suo canto, rimane a disposizione per un eventuale confronto in materia, nella consapevolezza che, pur nel rispetto dei ruoli, la concertazione sia la strada per armonizzare le posizioni espresse dall’azienda e dal sindacato, avente come fine ultimo il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori del Sistema sanitario nazionale».
Contattato dal Centro per una replica alla Cgil, il direttore generale dell’azienda sanitaria teramana Maurizio Di Giosia si limita a due frasi di circostanza: «Se i miei uffici hanno ritenuto di dover andare in giudizio su questa vicenda, vuol dire che ce n’erano le motivazioni. Saranno i giudici a dire chi ha ragione».(d.v.)
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