Buono fruttifero, famiglia vince il ricorso

13 Febbraio 2019

Grazie all’Adiconsum si è vista riconoscere un importo superiore a quello stabilito dalle Poste

ARSITA. È stata una battaglia vinta, di quelle che commuovono vista la disumanità che spesso caratterizza la burocrazia. Un lieto fine che ha regalato un sorriso a una famiglia di Arsita, che grazie all’Adiconsum ha visto il frutto di tanti sforzi riconosciuto e tutelato dalla legge.
Una storia d’altri tempi, iniziata 32 anni fa, il 2 febbraio 1987, quando, una coppia del piccolo comune della Valfino decise di investire i pochi risparmi messi da parte con il duro lavoro in un buono fruttifero postale. All’epoca i coniugi investirono 5 milioni di lire, a fronte delle vantaggiose offerte proposte relative ai tassi di interesse che si sarebbero potuti maturare nel tempo. Ma al momento del riscatto del buono fruttifero sono iniziati i problemi. Secondo i calcoli della coppia, dopo 30 anni, l’importo maturato superava di molto la cifra che le Poste volevano pagare. Di qui il contenzioso con i due che si sono rivolta all’Adiconsum di Teramo, con l’avvocato Vincenzo Luca Salini che ha seguito la loro vicenda facendo emergere come il buono fruttifero oggetto di ricorso era stato emesso in data successiva al decreto ministeriale del 13 giugno 1986 e, dunque, in un momento in cui la serie ordinaria usata non era in corso. Tra le parti, infatti, venne utilizzato un modulo cartaceo di quella serie sul cui fronte era indicata la tabella dei rendimenti con tassi molto vantaggiosi: 9 per cento fino al terzo anno; 11 per cento dal quarto all’ottavo anno; 13 per cento dal nono al 15esimo anno; 15 per cento dal sedicesimo al ventesimo anno. Ma vi era apposto anche un secondo timbro – a modifica del precedente – con la misura dei nuovi interessi, più bassi, dei precedenti: 8 per cento fino al quinto anno; 9 per cento dal sesto al decimo; 10,50 per cento dall’undicesimo al quindicesimo anno; 12 per cento dal sedicesimo al ventesimo anno. Nulla era specificato per ogni bimestre maturato fino al 31 dicembre del trentesimo anno solare successivo a quello di emissione. Un aspetto, quest’ultimo, risultato l’elemento chiave per la vittoria del contenzioso. Nella versione originaria era infatti prevista a titolo di interesse maturato la somma di 1.777.400 lire per ogni bimestre a partire dal ventunesimo, fino al 31 dicembre del trentesimo anno dall’emissione. Il collegio arbitrale ha evidenziato questa assenza e l’uso di un modulo non più valido. La coppia ha così ottenuto circa 71 mila euro netti a fronte dell’originaria ipotesi di rimborso pari a circa 33 mila euro.
Evelina Frisa
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