Butta la ex dalle scale, denunciato

23 Novembre 2017

La vittima, una donna teramana, è stata sottoposta a un intervento chirurgico e racconta altri maltrattamenti

TERAMO. Il confine tra vivere e morire è nel rumore sordo di quei colpi sferrati con una bottiglia d’acqua che la buttano a terra e la scaraventano dalle scale. Poi due interventi chirurgici, una lunga degenza in ospedale e il coraggio di denunciare. Perchè nell’Italia dei femminicidi che si prepara a celebrare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (domani) le storie di tutti i giorni raccontano che nulla cambia. Come il caso di una teramana di 58 anni che ha denunciato l’ex convivente per maltrattamenti e sulla cui vicenda c’è un’inchiesta aperta dal pm Silvia Scamurra.
I fatti si srotolano nell’arco di alcuni mesi e nel periodo in cui i due vivevano insieme. Con atteggiamenti che, ha denunciato la donna, diventano ogni giorno più violenti. « Perchè lui continuava a chiedere soldi che ormai non c’erano più» racconta lei nella lunga e dettagliata denuncia che presenta con l’assistenza dell’avvocato Enrico Zorzi. Un crescendo di violenza: ci sono gli schiaffi, i colpi in testa con un telefono cellulare, le minacce continue. E la paura che diventa una seconda pelle. Che impedisce di pensare, chiedere aiuto. Fino a quell’ultima violenta aggressione con una bottiglia piena d’acqua con cui la donna viene ripetutamente colpita all’addome. E poi quella spinta che la fa rotolare sulle scale di casa. Finisce in ospedale dove nel giro di poco tempo viene sottoposta a due interventi chirurgici. Un lungo ricovero e, lentamente, la capacità di riprendere in mano la vita. Fino a quella denuncia dettagliata e circostanziata che porta il caso in Procura. Il pm Scamurra apre un fascicolo e per l’uomo scatta l’accusa di maltrattamenti. Ora sarà l’esito del procedimento giudiziario a dare un primo epilogo dell’ennesima cronaca di un maltrattamento.
Perchè nell’Italia dei femminicidi senza tregua le storie di violenza scivolano nelle aule di giustizia come in una catena di montaggio. Drammaticamente uguali. A volte con particolari diversi in scenari che si ripetono. Come quello della teramana di 58 anni, come quello della ragazza di Roseto che dopo aver denunciato l’ex fidanzato per averla perseguitata con continui sms e telefonate per tre volte nel giro di una settimana se lo ritrova davanti casa dopo che quest’ultimo, arrestato e finito ai domiciliari, è evaso per chiederle di tornare insieme. E i numeri raccontano che da gennaio a settembre 2016 sono state 90 le teramane che si sono rivolte al centro antiviolenza La Fenice, che con i suoi tre sportelli di Teramo, Martinsicuro e Pineto ha “preso in carico” 52 donne attraverso l’erogazione di servizi di supporto che vanno dall’assistenza legale, a quella psicologica per finire con l’accoglienza, per le donne vittime di violenza e i loro figli, in una casa protetta.
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