Cabinovia, ricorso contro il sequestro

19 Giugno 2023

L’inchiesta della Procura con 5 indagati riguarda le certificazioni per la manutenzione della struttura rilasciate nel 2022

TERAMO. Fascicoli giudiziari e stralci declinano ormai da anni la vicenda degli impianti di Prati di Tivo tra procedimenti civili e penali.
L’ultimo, in sede penale, è quello che sabato sera ha portato al sequestro della cabinovia appena 12 ore dopo la sua riapertura. Un provvedimento che l’avvocato Gianni Falconi, che assiste il gestore Marco Finori, impugnerà al tribunale del Riesame nella certezza della regolarità dell’iter seguito.
L’inchiesta che ha portato al sequestro disposto dal gip Marco Procaccini, riguarda le autorizzazioni per la manutenzione nel 2022 e non quelle per il 2023.
Cinque gli indagati nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Davide Rosati tra cui lo stesso Finori nella sua veste di rappresentante legale della società di gestione. Gli altri sono figure tecniche. Le ipotesi di reato contestate a tutti in concorso sono l’attentato alla sicurezza dei trasporti e la falsità ideologica. In particolare, contesta il pm, sarebbero stati fatti dei passaggi quando ancora non era intervenuta la nomina del direttore di esercizio dell’impianto. Così si legge nel provvedimento giudiziario: «Gli indagati inducevano in errore, mediante inganno, il dirigente del Dipartimento infrastrutture e trasporti della Regione Abruzzo il quale in data 4 agosto 2022 rilasciava la determinazione dirigenziale ideologicamente falsa con la quale si autorizzava il trasferimento dell’autorizzazione al pubblico esercizio a favore della ditta “Marco Finori s.r.l” relativo all’impianto di seggio/cabinovia. Pertanto, in ragione dell’assoluta irregolarità della modalità con le quali le attività di manutenzione risultavano essere state svolte sul predetto impianto che non permettevano di ritenere espletato un effettivo e qualificato riscontro di tutti i canoni di sicurezza previsti per la riapertura della seggio-cabinovia, gli indagati ponevano in essere un comportamento idoneo a determinare un evento di pericolo concreto nella sicurezza del pubblico trasporto per l’utenza e il personale addetto alla struttura». Il prossimo passaggio, ora, è il ricorso al Riesame da parte della società per chiedere il dissequestro. Nell’attesa resta l’amarezza dei tanti operatori turistici della montagna che con la riapertura dell’impianto, fermo dall’anno scorso, avevano finalmente intravisto la possibilità di una stagione all’insegna della ripresa.(d.p.)
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