Calabretta, a processo il medico del 118

27 Gennaio 2017

Il gip non archivia: «Doveva usare il defibrillatore». L’avvocato della famiglia: «Ora la Asl lo sposti in un altro settore»

PINETO. Sembrava un’inchiesta destinata a fermarsi senza essere giunta da nessuna parte, soprattutto dopo la richiesta d’archiviazione della Procura. Ma il gip ha deciso diversamente: ci sarà un processo per la morte di Marco Calabretta, il bambino di 9 anni di Pineto che il 25 settembre del 2015 si accasciò su un campo di calcio stroncato da una fibrillazione ventricolare causata da una malformazione cardiaca congenita. Il giudice Giovanni de Rensis ha accolto la richiesta di opposizione presentata dalla famiglia rimandando gli atti al pm affinchè disponga l’imputazione coatta con l’accusa di omicidio colposo per il medico del 118 che soccorse subito il piccolo. Archiviata, invece, la posizione del medico che aveva rilasciato il certificato di idoneità sportiva. Secondo l’autorità giudiziaria ha correttamente eseguito gli esami, visita ed elettrocardiogramma stabiliti dalle normative.

IL DEFIBRILLATORE. Nell’Abruzzo del caso Morosini, l’uso del defibrillatore torna anche al centro di questa drammatica vicenda. Nella richiesta d’archiviazione il pm Stefano Giovagnoni aveva evidenziato il mancato uso del defibrillatore sostenendo però, nello stesso tempo, come solo se usato entro un determinato lasso di tempo lo strumento avrebbe potuto salvare la vita del ragazzino. Di diverso avviso è stato il giudice che a pagina 13 dell’ordinanza di imputazione coatta scrive: « Sarebbe stato doveroso l’utilizzo del defibrillatore sia a scopo di diagnosi che di terapia, così come si sarebbero dovuto stabilizzare sul posto le condizioni del paziente, ben sfruttando le dotazioni farmacologiche e strumentali dell’ambulanza medicalizzata, sì da ripristinare un qualunque stato di coscienza, senza differire ulteriormente le terapie necessarie sino all’arrivo in pronto soccorso». Va detto che nella richiesta d’archiviazione il pm aveva ipotizzato a carico del medico del 118 un'omissione per non aver utilizzato, al momento dei soccorsi, il defibrillatore che pure era disponibile. Su questo punto il sostituto procuratore, facendo riferimento alle consulenze mediche, aveva però sottolineato il fattore tempo sostenendo che, essendo passati circa sette minuti dal momento in cui il bambino si era sentito male e l'arrivo dei soccorsi ed essendo il tempo d’intervento fondamentale nella defibrillazione, una condotta diversa del medico del 118 non avrebbe scongiurato la morte.

LA FAMIGLIA. Dice Giulio Calabretta, avvocato della famiglia e zio del bambino: «Nessuno ci ridarà il nostro Marco, ma è giusto che se c’è stata una responsabilità chi ha sbagliato paghi. La prima cosa che farò, in attesa del provvedimento della procura dopo l’ordinanza del giudice, è una lettera alla Asl di Teramo affinchè adotti dei provvedimenti nei confronti del medico che, evidentemente, deve essere spostato in un altro settore».

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