Calabretta, il pm chiede l’archiviazione

Indagati il medico sportivo e quello del 118. La procura: il defibrillatore non è stato usato, ma era trascorso troppo tempo
TERAMO. In ogni tragedia c’è un prima e c’è un dopo. Il prima è il sorriso di un bambino di 9 anni che esulta su un campo di calcio, il dopo è un dolore senza tregua e un’inchiesta giudiziaria per dare un perchè alla morte di quel ragazzino.
Nel giorno della condanna di primo grado di tre medici per il caso Morosini, la procura teramana chiede l’archiviazione per i due medici indagati nel fascicolo aperto sulla morte del piccolo Marco Calabretta, il bambino di Pineto che il 25 settembre dell’anno scorso si accasciò su un campo di calcio stroncato da una fibrillazione ventricolare causata da una malformazione cardiaca congenita. Una richiesta d’archiviazione, quella fatta dal pm Stefano Giovagnoni, che evidenzia il mancato uso del defibrillatore ma che, nello stesso tempo, sostiene anche come solo se usato entro un determinato lasso di tempo lo strumento avrebbe potuto salvare la vita del ragazzino. E su questa valutazione molto probabilmente s’innescherà l’opposizione già annunciata dal legale della famiglia del piccolo.
Il pm nel fascicolo ha iscritto per omicidio colposo sia il medico che aveva rilasciato il certificato di idoneità sportiva sia quello del 118 che soccorse il piccolo subito dopo il malore. Secondo le consulenze mediche disposte dal magistrato (affidate al cardiologo Alessandro Capucci e al medico legale Cristian D’Ovidio già consulente della procura pescarese per la morte di Morosini) la patologia di cui soffriva il bambino sarebbe stata rilevata solo con un ecocardiogramma, esame che però le norme non prevedono in caso di rilascio di certificato di idoneità sportiva per attività non agonistica, come in questo caso. Di conseguenza, secondo la procura, nessun rilievo può essere mosso al medico sportivo che aveva rilasciato il certificato di idoneità e che, secondo l’autorità giudiziaria, aveva correttamente eseguito gli esami, visita ed elettrocardiogramma stabiliti dalle normative, non essendoci tra l'altro fattori di rischio conosciuti che avrebbero imposto un ulteriore approfondimento. Da qui, dunque, la richiesta di archiviazione fatta nei suoi confronti. Diversa la posizione del medico del 118, rispetto al quale il pm ha ipotizzato un'omissione per non aver utilizzato, al momento dei soccorsi, il defibrillatore che pure era disponibile. Nella richiesta d’archiviazione il sostituto procuratore, facendo riferimento alle consulenze mediche, sottolinea il fattore tempo e sostiene che, essendo passati circa sette minuti dal momento in cui il ragazzino si era sentito male e l'arrivo dei soccorsi ed essendo il tempo d’intervento fondamentale nella defibrillazione, nel caso in questione una condotta diversa del medico del 118 non avrebbe scongiurato la morte. E quindi richiesta d’archiviazione anche per lui.
Alla richiesta d’archiviazione annuncia opposizione la famiglia del piccolo che tramite l’avvocato Giulio Calabretta, zio di Marco, chiederà al gip di disporre nuove indagini. «Anche se ci fosse stata una sola probabilità di salvezza», dice l’avvocato, «tutto andava fatto». La parola, dunque, passa al giudice che dovrà decidere sul futuro dell’inchiesta stabilendo se accogliere la richiesta d’archiviazione della procura o quella di nuove indagini. Marco, 9 anni e un futuro tutto da scrivere, nel pomeriggio del 25 settembre del 2015 si stava allenando con i suoi compagni del Pineto calcio allo stadio “Mimmo Pavone” così come faceva ormai da tempo. Improvvisamente si accasciò a terra, tra le braccia del suo allenatore. Fino a quel momento nessun segnale di quella malformazione congenita.
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