«Caldaia rotta, subito interventi»

L’inquilina dell’alloggio Ater Mattoccia: «Non resisto più al freddo»
GIULIANOVA . «Non ce la faccio più. Ho la caldaia rotta ormai da un anno e adesso, con l'abbassamento delle temperature e i gravi problemi alle ossa che ho, sono costretta a stare con tre maglie e una coperta tutto il giorno». Sono le parole amare di Patrizia Mattoccia, residente in una delle prime palazzine Ater in via Di Vittorio, nel quartiere Annunziata, per la quale in realtà sono stati previsti fondi dall’azienda per risolvere le varie criticità.
Il problema è che per i lavori bisognerà attendere ancora diversi mesi, ma Mattoccia, così come altri residenti negli alloggi popolari, ha bisogno urgentemente di interventi risolutivi delle carenze. «Da mesi ormai sollecito l’Ater affinché mi cambi la caldaia», aggiunge Mattoccia, «la Citygas, lo scorso marzo, ha fatto un controllo, evidenziando l’usura della caldaia stessa e per questo ha consigliato la sostituzione di quella esistente. Per fortuna che ho l’acqua calda per lavarmi, anche perché ho seri problemi alle ossa e non potrei con l’acqua fredda. Ma ora non so davvero più come fare perché il freddo aumenta sempre di più, e i miei problemi alle ossa si aggravano». L’Ater ha già annunciato che ci sono 80mila euro per le quattro palazzine Ater in via Di Vittorio 16,17, 18 e 19, anche in seguito al sopralluogo a fine settembre del consigliere regionale del Pd Dino Pepe, accompagnato dalla segretaria di Teramo del partito Pamela Roncone, dai consiglieri comunali Dem Alessandra Matone e Oreste Marchionni e dai referenti locali del Pd Patrizia Pomante e Antonmario Gioculano. Tra i problemi più gravi ci sono dunque la caldaia rotta e da sostituire nell’appartamento dove risiede Mattoccia, l’autoclave che perde acqua a causa dell’usura dei tubi nella stessa palazzina, l’ascensore che non funziona da due anni e i vermi per le scale nel condominio accanto e dall’altro lato sempre una caldaia non funzionante, ma soprattutto l’acqua non potabile da due anni circa che costringe diversi residenti della palazzina in via Di Vittorio 19 a comprare l’acqua per cucinare e lavarsi. (l.v.)

