Cambia il reato, da rifare il processo all’ex primario

27 Novembre 2015

È accusato di aver eseguito interventi estetici non autorizzati in ospedale Dopo cinque anni e un primo procedimento l’accusa diventa abuso d’ufficio

SANT’OMERO. Cinque anni trascorsi tra un’ udienza preliminare, due ordinanze per riqualificare il reato e un intero processo non sono bastati per arrivare ad una sentenza. Almeno di primo grado. Per Michelangelo Milani,l’ ex primario di chirurgia dell'ospedale di Sant'Omero (attualmente in pensione) accusato dalla procura di aver svolto nella struttura pubblica interventi di chirurgia estetica non autorizzati e non coperti dal servizio sanitario nazionale, ieri si è aperto un processo bis. La vicenda è la stessa, ma al termine della prima istruttoria il giudice monocratico davanti a cui il professionista era comparso per truffa ha riformulato il capo d’imputazione in abuso d’ufficio rinviando gli atti al collegio competente per questo tipo di reato. Processo, dunque, da rifare.

Dopo l’udienza di ieri il processo davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori è stato aggiornato a gennaio. Inizialmente la procura (titolare del caso il pm Bruno Auriemma)aveva accusato il medico di abuso d'ufficio e peculato per aver effettuato nell'ospedale vibratiano gli interventi di chirurgia estetica, ma al termine dell’udienza preliminare nel corso della quale il medico aveva scelto il rito alternativo dell’abbreviato, il gup Giovanni de Rensis aveva firmato un’ordinanza con la quale aveva rinviato gli atti al pubblico ministero, sostenendo che il reato commesso dal chirurgo fosse quello di truffa aggravata e continuata e chiedendo quindi una riformulazione del capo d’imputazione. Un’ordinanza, quella del gup, contro cui la difesa di Milani aveva fatto ricorso in Cassazione.

La vicenda risale ad ottobre del 2010 quando il nome di Milani finì nel registro degli indagati nell’ambito di una complessa attività di indagine svolta dai carabinieri di S.Egidio e dagli ufficiali di polizia giudiziaria della procura. Secondo l'accusa l’ex primario avrebbe effettuato, facendo indebitamente uso della struttura sanitaria pubblica e dei suoi operatori, interventi di mastoplastica, ma anche di blefaroplastica (intervento con cui si ricostruiscono le palpebre), addominoplastica e modellamento: ovvero, interventi di chirurgia estetica non previsti nei Lea (livelli essenziali di assistenza sanitaria). In questo modo, secondo l’accusa, avrebbe arrecato danno patrimoniale alla Asl di Teramo per i costi delle attività mediche svolte in modo indebito e consentito, per converso, un ingiusto vantaggio patrimoniale ai pazienti.

Inizialmente nel procedimento erano rimasti coinvolti anche 17 pazienti finiti nel registro degli indagati per concorso in truffa. Pazienti per cui, successivamente, la procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione sostenendo come non avessero consapevolezza dell’irregolarità. (d.p.)

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