Camera di commercio, la fusione si farà

25 Giugno 2020

La Corte costituzionale giudica legittima la riforma. Febbo sull’unione con L’Aquila: «Hanno perso tempo per una poltrona»

TERAMO. La Corte costituzionale stronca la speranza di restare autonoma della Camera di commercio di Teramo.
La Suprema corte rende noto che «ha esaminato, nella camera di consiglio del 23 giugno, le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sulla legge delega e sul decreto legislativo di riordino delle Camere di commercio. Il Tar lamentava la violazione del principio di leale collaborazione tra le istituzioni perché la legge di delega prevedeva il parere, anziché l’intesa, tra lo Stato e le Regioni sul decreto legislativo di attuazione. In attesa del deposito della sentenza, l’ufficio stampa della Corte fa sapere che le questioni sono state dichiarate non fondate. In particolare, in coerenza con la sua costante giurisprudenza, la Corte costituzionale ha ritenuto che non vi sia stata una violazione del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni per le plurime interlocuzioni che il Governo ha avuto con le autonomie regionali. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane».
La Camera di Teramo era fra le 18 che ha fatto ricorso per bloccare la fusione. Fusione, con l’ente camerale aquilano, votata a novembre 2016 dai due consigli che istituirono la Camera di commercio del Gran Sasso. Ma, cambiata la situazione socio-politica del Paese, la Camera teramana ha bloccato il processo, revocando l’adesione. E’ nato un tira e molla che ha visto, anche l’intervento del presidente della Regione che con un decreto ha fatto riprendere l’iter. Poi bloccato da un ricorso al Tar dell’ente teramano, che ha ottenuto una sospensiva fino alla pronuncia della Corte. Che è arrivata e ha sorpreso i ricorrenti.
FEBBO. Ma non la Regione, che per bocca dell’assessore alle attività produttive Mauro Febbo, plaude alla sentenza. «Ora cessa la materia del contendere: hanno perso mesi inutilmente, bloccando un'occasione che poteva essere utile al sistema economico del territorio», commenta l’assessore regionale, «il peso specifico di una Camera di commercio che si fonde anche con i rapporti con la stessa Regione è maggiore. Peraltro stiamo parlando di un percorso deciso autonomamente, con una retromarcia dettata da ripensamenti per una poltrona e non per una convenienza dei territori».
Febbo informa che adesso la sentenza sarà notificata al Tar, chiedendo la cessazione della materia del contendere. E poi scatteranno i 60 giorni che con decreto Marsilio ha fissato per fare le nomine dei componenti del consiglio camerale. «Non ci sarà perdita di posti di lavoro e ci sarà una sede operativa a Teramo e una amministrativa all’Aquila», incalza Febbo, «come è avvenuto per Chieti-Pescara, senza tutti questi problemi. Ho lavorato per trovare una soluzione e non forzare la mano. Alla fine anche il ministero ha diffidato la Camera di commercio dell’Aquila a procedere e abbiamo fatto il decreto».
LANCIOTTI. «E’ una sentenza che riguarda, oltre ai 18 ricorrenti, tutte le Camere che non hanno fatto la fusione», commenta il presidente dell’ente teramano Gloriano Lanciotti, «sto sentendo i 18 presidenti vediamo i dettagli della sentenza della Corte, che di fatto ha smentito se stessa visto che due anni parlò di profili di incostituzionalità, Noi abbiamo fatto una battaglia per un principio che riteniamo sacrosanto: il giudizio sulla riforma è fortemente negativo, fu fatta in un momento in cui bisognava chiudere tutto. Ho preso appuntamento con i nostri avvocati (Carlo Scarpantoni e Pietro Referza, ndr), anche le altre Camere hanno fatto lo stesso: vedremo se c'è qualcosa a cui appellarci». Il Tar si dovrebbe riunire il 1° luglio per decidere nel merito. In caso non ci siano novità la nomina dei 28 membri del consiglio, indicati dalle associazioni imprenditoriali, dovrebbe avvenire in autunno. «Non è stata una battaglia per conservare privilegi personali miei e della giunta, anche perchè stiamo lavorando senza indennità nè rimborso spese, ma nell'unico interesse delle imprese che rappresentiamo», conclude Lanciotti.
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