Camere di commercio Le associazioni: «Fusione conclusa e irreversibile»

Confindustria, Ance, Confcommercio e Confesercenti: «No a iniziative tese a rinviare ogni decisione e che creano incomprensioni e divisioni»
TERAMO. Le principali associazioni di categoria mettono la pietra tombale su qualsiasi ipotesi di stop, anche solo temporaneo, al processo di fusione delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila. In una nota a firma di Confindustria, Ance e Confcommercio di Teramo e l’Aquila e di Confesercenti Abruzzo, viene infatti sottolineato come «il percorso di aggregazione ormai concluso sia irreversibile» e ribadito come «le due sedi rimarranno aperte e continueranno a erogare servizi alle imprese esattamente come avviene attualmente, così come, peraltro, previsto nella delibera di fusione».
Un delibera che, ricordano le associazioni, fu adottata nel 2016 dai rispettivi consigli camerali sulla scorta di «un indirizzo di governo che, di lì a poco, avrebbe emanato un decreto che riduceva le Camere di commercio italiane da 120 a 60». Lo stesso decreto, come sottolineano Confindustria, Ance, Confcommercio e Confesercenti, «stabiliva che la dimensione minima richiesta era pari a 75mila imprese iscritte e che la sede legale della nuova Camera di commercio fosse ubicata nei capoluoghi di regione». Da qui la decisione, con l’obiettivo di mantenere comunque la sede teramana, di procedere con la fusione volontaria. Le associazioni, nel difendere il processo, sottolineano in ogni caso come sia «necessario un bilanciamento tra le due sedi, garantendo la provincia di Teramo con una sede con pari dignità rispetto alla sede di L’Aquila». Su eventuali stop, invece, sono categoriche. «Iniziative alternative, tese a rinviare ogni decisione, non fanno altro che ritardare il processo ormai avviato, generando nelle rispettive città un sentimento di disorientamento e incomprensione», conclude la nota, «elementi, questi, che creano divisioni tra i due territori, con riflessi negativi sui rapporti e sulle future scelte che la nuova governance dovrà mettere in campo». Il processo, dunque, almeno per le principali associazioni di categoria, deve proseguire senza se e senza ma con buona pace di chi, nei giorni scorsi, è tornato a chiedere una sospensione dell’iter in attesa che venga chiarito il quadro normativo sulla scorta delle ultime sentenze di Tar e Consiglio di Stato e della decisione, ancora attesa, della Corte Costituzionale. (a.m.)
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