Camere di commercio Marcozzi contro Di Gianvittorio
TERAMO. Il presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi torna sulla questione della fusione tra le Camere di commercio di Teramo e L’Aquila e lo fa per stigmatizzare il disinteresse di rappresentanti...
TERAMO. Il presidente dell’Api Teramo Alfonso Marcozzi torna sulla questione della fusione tra le Camere di commercio di Teramo e L’Aquila e lo fa per stigmatizzare il disinteresse di rappresentanti politici e associazioni per quanto sta accadendo. Ma non solo. Perché gli strali di Marcozzi toccano soprattutto il consigliere regionale teramano della Lega Toni Di Gianvittorio, che aveva difeso la bocciatura da parte della Regione della richiesta di sospensione dell’iter di fusione. «Si resta allibiti nel leggere la nota del consigliere regionale Di Gianvittorio», dichiara Marcozzi, «fa confusione su tutto. Non solo sui ruoli di istituzioni fondamentali come la Corte Costituzionale e il Csm, ma anche sulla normativa relativa alla fusione delle camere di commercio. Dice che la presidenza spetterebbe a Teramo perché ha un numero maggiore di aziende, quando è la sede legale che spetta a Teramo, come sancito da un decreto legislativo chiaro e inoppugnabile». Marcozzi contesta anche il passaggio in cui il consigliere regionale sostiene che l’esito dei diversi ricorsi presentati a livello nazionale non potrà influire sul processo dei due enti abruzzesi, visto che in questo caso si tratta di fusione volontaria. «Qui si è deciso di anticipare una fusione imposta per legge», continua Marcozzi, «e sulla quale successivamente uno dei due territori ha cambiato idea. Inoltre Di Gianvittorio dice che la Regione ha deciso di attendere la fine dell’estate per dare il via ai lavori perchè una volta partito l’iter la Camera di commercio di Teramo avrebbe solo 30 giorni per completarlo. La verità è che in questo momento, con una legge che potrebbe essere giudicata incostituzionale, la Regione non può procedere alle nomine».

