Campana verso l’addio alla lista civica

22 Marzo 2016

Dopo i dubbi sollevati sugli appalti del Comune dovrebbe lasciare il gruppo di Di Dalmazio e diventare indipendente

TERAMO. È un momento difficile per la maggioranza del sindaco Brucchi. Guido Campana, dopo la querela annunciata nei suoi confronti da parte del capogruppo di Futuro In Giovanni Battista Quintiliani, aggiusta il tiro delle accuse lanciate sul Centro all’amministrazione comunale, ma lo strappo politico si è ormai consumato tanto che è imminente la sua uscita dal gruppo civico di riferimento di Mauro Di Dalmazio. Campana, al centro del polverone mediatico per via dei dubbi e dei quesiti sollevati in relazione ad alcuni appalti del Comune (servizi museali e micronido), dopo l'esortazione del sindaco a chiarire rivolgendosi alla Procura e la minaccia di querele, diffonde questo comunicato: «La mia intervista aveva solo un aspetto e un interesse politico. Una mera richiesta di chiarimenti su alcuni procedimenti amministrativi. Non avendo una cultura tecnica non posso valutare tutti gli aspetti giuridici delle gare in questione. Mai avuti dubbi su un'amministrazione di cui faccio parte da 12 anni. La critica politica è alla base di un sano confronto democratico».

Campana dichiara di essersi fatto portavoce di alcuni dubbi manifestati dai cittadini, ma dal punto di vista politico l'esperienza con il suo gruppo volge al termine. «Sarà una Pasqua di riflessione», dice, «non voglio creare problemi a Giorgio Di Giovangiacomo ma sicuramente devo trovare una soluzione per un morbido distacco». Il riferimento è all'assessorato ai lavori pubblici di Di Giovangiacomo che sarebbe messo a rischio dalla sua uscita dal gruppo, ma anche agli equilibri di tutta la maggioranza che potrebbero subire un nuovo scossone. Campana pensa a un ingresso nel gruppo misto. Prima di maturare decisioni ufficiali vuole però capire se c'è la possibilità di aderire a un gruppo misto della sola maggioranza poiché l'eventuale ingresso in un gruppo misto unico, "gomito a gomito" con Paola Cardelli della minoranza, gli starebbe stretto.

Intanto rivalità e polemiche serpeggiano con toni più violenti su Facebook. Sulla sua bacheca l'assessore Rudy Di Stefano scrive: «Chi in passato ha fatto delle associazioni culturali una ragione di vita, oggi frigna a destra ed a manca come un bambino quando gli levi il giocattolo». E ancora: «È proprio vero, la lingua batte dove il dente duole». Il riferimento è alla polemica di Campana sulla nascita di un'associazione politica tenuta a battesimo dagli assessori di Futuro In e da Di Giovangiacomo. Campana in risposta ha postato: «Qualcuno pensa che io sia critico con l'amministrazione per la mancata poltrona. Poveri illusi. La mia mancata rielezione è conseguenza di pochi, anzi, non abbastanza voti presi, ma che fortunatamente mi danno il diritto di far parte del consiglio comunale e di essere critico quando serve, perché Teramo appartiene ai teramani. Ogni decisione deve essere condivisa con i consiglieri che rappresentano la città e non lasciare quest'ultima in mano ai giochi politici. Fin quando avrò la possibilità e soprattutto la voglia, combatterò. Appartengo ad una civica ma non mi spaventa diventare "indipendente" per sentirmi un uomo libero da schemi politici e andare in giro a testa alta».

E tra i commenti a sorpresa si è palesata una presa di posizione del deputato di Scelta Civica Giulio Sottanelli che ha scritto: «Caro Guido la politica è serietà, onestà, passione, dedizione, generosità, sudore x il bene della comunità. Barra dritta che il tempo è sempre garante, molte persone torneranno a lavorare o ..."ad iniziare" a lavorare». Sottanelli, chiamato a commentare questo ammiccamento, ha scritto: «Ho solo colto l'isolamento politico e umano di un esponente di buona volontà che si ritrova costipato in logiche di partito da caserma. Credo che meriti un gruppo diverso dove il suo contributo possa essere valorizzato. Circa le osservazioni che ha mosso sulle modalità con cui sarebbero stati gestiti gli appalti, se confermate», ha detto Sottanelli, «danno ragione agli scenari di accordi e cenette a base di inciuci bipartisan in cui non ci ritroviamo».

Marianna De Troia

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