Caporale: «Il nostro vaccino funzionava»

L’ex direttore dello Zooprofilattico, indagato per la Lingua blu, dà la sua versione dei fatti dagli schermi di Teleponte
TERAMO. «Una vicenda grottesca, le accuse sono ridicole». Dagli schermi di Teleponte, ha liquidato così l’inchiesta sui vaccini per la “Lingua blu” che lo vede coinvolto, l’ex direttore dell’istituto zooprofilattico di Teramo Enzo Caporale, accusato dalla procura di Roma di Roma di aver diffuso la malattia anziché combatterla, utilizzando un vaccino che si sarebbe rivelato più pericoloso della stessa epidemia, uccidendo una grande quantità di pecore.
«Le politiche adottate da noi», ha detto tra l’altro Caporale, rispondendo alle domande della giornalista Dorotea Mazzetta, «sono state poi adottate dall’Unione Europea quando la Blue tongue si è diffusa nel Nord Europa». All’inizio, però, l’Ue aveva un atteggiamento diverso. «L’Ue avrebbe voluto che noi abbattessimo gli animali infetti. Io e Marabelli (l’ex direttore generale del ministero della salute, principale accusato nell’inchiesta, ndr) rispondemmo: non faremo come voi volete. Facemmo le vaccinazioni e alla fine l’Europa ci ha dato ragione. Il problema grande non era tanto che si ammalavano gli animali, ma che non ci poteva essere movimentazione (cioè il commercio dei capi ovini, ndr). Successe di tutto allora : bloccarono il porto di Olbia, bloccarono le autostrade. Vaccinammo gli animali e riprese la movimentazione». All’accusa di aver somministrato un vaccino pericoloso, Caporale risponde così: «Nel 2000, quando scoppiò l’epidemia, in Sardegna morirono 250mila capi; dopo la vaccinazione ne morirono soltanto 25». Per quanto riguarda l’intercettazione tra un dirigente dello Zooprofilattico delle Venezie e l’amministratore delegato dell’azienda farmaceutica Merial (entrambi indagati) che sostenevano che il vaccino dello Zooprofilattico teramano aveva causato enormi danni, Caporale ha dato questa spiegazione: «Bisognava pompare questo concetto che il nostro vaccino era dannoso perché dovevano vendere il loro, che era un vaccino spento, mentre il nostro era un vaccino vivo, e i vaccini spenti costano 10 volte di più di quelli vivi». Poi l’attacco contro l’ex ministro della Sanità Gerolamo Sirchia: «Un ministro fellone che di fronte a quella marmaglia vociante (Caporale si riferiva probabilmente alle diffuse proteste contro la vaccinazione, ndr) decide di trovare un capro espiatorio. E chi sceglie? Lo Zooprofilattico di Teramo e il suo direttore Caporale. Fece una commissione d’inchiesta che però stabilì che il nostro vaccino aveva funzionato e che non c’erano danni rilevanti». Quanto al processo, Caporale si è detto sereno: «Intanto perché l’accusa che mi viene mossa sarebbe comunque prescritta; ma sono certo dell’assoluzione perché anche il giudice più sprovveduto non potrà che prendere atto dei fatti». (e.a.)
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